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Attualità | lunedì 18 maggio 2015, 09:26

Albenga: le associazioni ripuliscono la Caserma Turinetto

Il racconto: cosa c'era prima, quali le opere fatte e la reazione di chi per anni ha dovuto vivere al fianco di quello che era il "campo base" per sbandati e malviventi. FOTO DELL'INTERNO DELLA TURINETTO

Per altre foto www.506asd.it

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Edifici abbandonati che diventano dormitorio per extracomunitari, senzatetto e tossicodipendenti, che si trasformano in veri e propri accampamenti base per malviventi e sbandati; questo, fino a poco tempo fa, era la caserma Turinetto di Albenga.

Ciò fino al dicembre 2014 quando l’edificio è tornato nelle disponibilità del comune che vi realizzerà il Polo Scolastico ingauno.

Nel frattempo, la giunta, sotto richiesta di alcune associazioni e per porre rimedio alla problematica esistente ha deciso di affidare la caserma per un anno alle Associazione 506TH P.I.R(attività ludica di soft air)  e Asd Ucla 1991 Pacan Bagutti (Mountain Bike) per attività ludiche e sportive per i ragazzi chiedendo  in cambio,  una  radicale  bonifica,  la pulizia dell’area e la  sorveglianza,   impegnandosi al rilascio dell’immobile in caso al comune servisse prima.

Certo forse neppure loro sapevano a cosa sarebbero andati incontro prendendosi questo onere.

Devastazione e sporcizia questo lo spettacolo che si sono trovati di fronte appena entrati nella Turinetto.

Afferma Davide Blasi il responsabile della  506TH P.I.R che si occupa di Soft Air “Siamo entrati e la situazione era davvero inimmaginabile. Avevamo il permesso di entrare dal 1 Aprile, non era uno scherzo, comunque abbiamo deciso di iniziare i lavori il 2, quando siamo arrivati alcune signore affacciate alle finestre degli edifici qui vicini ci hanno fatto un applauso, questo ci ha fatto capire ancora di più che l’abbandono del luogo e le presenze che inevitabilmente c’erano qui erano vissute come un vero e proprio problema da molti. Così ci siamo rimboccati le maniche”.

Continua con orgoglio permettendoci di visitare alcune aree e alcuni edifici ripuliti “C’è davvero da stare attenti qui dentro. Da quello che abbiamo visto funzionava in questo modo: entravano qui dentro, occupavano una stanza, facevano il loro letto con un materasso e coperte, ma il fatto è che espletavano anche tutti i loro bisogni vicino a dove dormivano. Una volta “riempita” una stanza passavano a quella successiva”.

Qui dentro oltre alla refurtiva c’erano anche coltelli e spranghe, più volte abbiamo dovuto chiedere l’intervento dei Carabinieri per prelevare questi materiali. Poi c’era la palazzina dedicata al Crack, con gli amici l’avevamo soprannominata così per gli evidenti segni trovati all’interno”.

Tutto ciò non ha fermato il gruppo che guanti alla mano ha iniziato la pulizia “La cosa che fa più paura sono le siringhe e la sporcizia, tutti gli edifici sono pieni di escrementi e di bottiglie di plastiche piene di urina. Lo facevano per riscaldarsi in inverno, riempiendo le bottiglie di urina a 37 gradi corporei e mettendole sotto le coperte cercavano di stare al caldo, il fatto è che non è raro che, passando anche con alcuni mezzi le bottiglie esplodano anche vicino a noi. Abbiamo imparato a stare attenti”.

Spiegando le opere già fatte con orgoglio continua Davide “Amici e volontari ci stanno dando una mano anche con i mezzi. Non abbiamo l’acqua qui e non è raro che la signora che abita qui di fronte ci porta delle bottiglie per farci bere qualcosa di fresco felice che finalmente stiamo intervenendo per risolvere la situazione. Stiamo cercando di differenziare anche un po’ i rifiuti e abbiamo fatto un accordo con Tecnoservice che verranno a prelevare il materiale, naturalmente tutto a carico nostro, l’accordo con il comune parlava chiaro. Abbiamo diviso le opere di pulizia anche con le altre associazioni per fare in modo di restituire questo posto ai cittadini il prima possibile, oltre naturalmente che utilizzarlo per le nostre attività”.

Ci sono delle aree e dei parchi fantastici, e speriamo di poter fare in modo che si possa goderne. Ora la responsabilità è nostra qui dentro perciò fino a che non è tutto sistemato non possiamo tenere le porte aperte, abbiamo anzi provveduto attraverso l’opera di un fabbro amico a sigillare tutte le entrate per cercare di impedire che si possa entrare nuovamente in questa zona” conclude Davide Blasi.  

 

 

Mara Cacace

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