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Curiosità | mercoledì 12 settembre 2018, 06:54

Le origini dell’ippica e delle corse di cavalli

Con il termine ippica indichiamo le corse di cavalli e il loro mondo, composto di enti tecnici, società di corse, proprietari, allevatori, allenatori, fantini, guidatori e artieri ippici, nonché le tecniche di selezione, di allevamento, di allenamento del cavallo da corsa

Le origini dell’ippica e delle corse di cavalli

Con il termine ippica indichiamo le corse di cavalli e il loro mondo, composto di enti tecnici, società di corse, proprietari, allevatori, allenatori, fantini, guidatori e artieri ippici, nonché le tecniche di selezione, di allevamento, di allenamento del cavallo da corsa

E‘ antichissima la passione per le corse di cavalli. Accanto a testimonianze figurative, abbiamo la prima descrizione di una corsa nel libro XIII dell’Iliade cui Omero dedica ben 500 versi (contro le poche decine riservate ad altri sport), segno che le corse venivano ritenute lo spettacolo più degno e appassionante dalla civiltà greca.

Le gare ippiche vennero introdotte nel 680 a.C. durante la 25° Olimpiade: fu il tebano Pagonda a sbaragliare gli avversari e vincere la competizione.

Nel mondo greco le competizioni ippiche prevedevano corse di quadrighe (sette giri di una pista ellittica), cui vennero aggiunte prove per bighe, per cavalli montati e per puledri, su distanza naturalmente ridotta a dimostrazione di una competenza ippica profonda.

A Roma, seguendo il costume sportivo etrusco, si disputarono ben presto gare ippiche: abbiamo testimonianze di questo sport già con il re Tarquinio Prisco, che nel lontano VI secolo a.C. avviò i lavori di costruzione del Circo Massimo nella zona tra il Palatino e l’Aventino, consacrando questo spazio alle appassionanti corse di cavalli.

Ogni cavallo aveva il suo certificato d'origine; i puledri venivano addestrati nella basilica equestris (maneggio coperto situato presso l'attuale palazzo Farnese) a tre anni e cominciavano a gareggiare a cinque.  Quattro le scuderie sovvenzionate dallo Stato e da mecenati: alba, russata, prasina, veneta, cioè bianca, rossa, verde e azzurra (simboleggianti le stagioni), portate a sei da Domiziano con l'aggiunta dell'aurata e della purpurata.

Sovrintendente alle corse era un commissario generale (magister) che compilava i programmi (libelli) coi nomi dei cavalli e degli aurighi. Esistevano allenatori (agitatores), veterinari, sellai, sarti e aurighi, molti dei quali, terminavano la carriera a quarant'anni ricchissimi.

Le corse ebbero uno sviluppo enorme a Bisanzio dove continuarono sino al XIII secolo, mentre a Roma sparirono sotto Totila durante la guerra goto-bizantina.

Nel medioevo le corse si ridussero a «palii» cittadini o campagnoli con cavalli montati da cavalieri senza sella, poi a corse su distanze diverse con cavalli senza cavaliere (come a Roma nel famoso «corso» tra piazza del Popolo e piazza Venezia) o montati, cui prendevano parte i cavalli delle famiglie più facoltose.

La nascita dell’ippica moderna

La Gran Bretagna fu la patria dell'ippica moderna: le competizioni ippiche seguivano un regolamento preciso che prevedeva distanze prestabilite, prove ricorrenti alla medesima data e pesi uguali o differenziati in sella.

Già Enrico VIII aveva costituito un grande allevamento di cavalli da corsa ad Hampton Court e favorito l'importazione di cavalli arabi (una tradizione che risaliva a Riccardo Cuor di Leone); Giacomo I continuò questa politica per sviluppare l'allevamento e migliorarne la qualità, mentre norme precise per regolamentare le corse vennero promulgate sotto Carlo II che costruì alcuni ippodromi tra i quali quello glorioso di Newmarket.

 

Ma la tradizione dell’allevamento di cavalli da corsa arabi continuò nel tempo. Sulla fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo vennero importati in Inghilterra tre stalloni arabi: Byerley Turk (1680), Darley Arabian (1700) e Godolphin Arabian (1724), che divennero i progenitori di tutti i purosangue oggi esistenti al mondo.

Nel 1750 un gruppo di appassionati e di tecnici fondò il Jockey Club inglese destinato a diventare l'organo regolamentatore di tutte le corse ippiche. Fu proprio il Jockey Club a pubblicare nel 1791 il primo libro dei purosangue, nel quale vennero iscritte tutte le nascite derivate dai tre capostipiti.

Le corse di ippica le giochi online

Sin dalla sua affermazione le corse dei cavalli vengono seguite con attenzione da tutti i principali ippodromi nazionali.

Ma non solo: nelle agenzie di scommesse oggi è possibile seguire le corse in diretta attraverso i monitor, senza quindi essere presenti fisicamente sul luogo della gara, e scommettere sul proprio cavallo vincente.

Allo stesso modo il gioco si sposta online: basta registrarsi ad un sito di scommesse autorizzato al gioco online e puntare direttamente da desktop o da mobile. Accedendo al palinsesto delle scommesse, si può scegliere la corsa in programma e la disciplina preferita (trotto o galoppo) e affidarsi al fantino vincitore che porterà il cavallo a raggiungere per primo il traguardo.

Gli operatori del settore consentono al giocatore di scommettere sulle corse fino a pochi istanti prima dell’inizio della gara. Sisal Matchpoint, ad esempio, brand storico per le puntate sui cavali, grazie alla funzionalità “scommetti ora” offre la possibilità di scommettere in pochi click sulla prima corsa in partenza, fornendo tutti i dettagli utili per realizzare un pronostico.

 

 

 

 

 

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