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Cronaca | 15 gennaio 2019, 11:30

Processo Camiciottoli-Boldrini, l'ex presidente della Camera: "Offesa come donna e terza carica dello Stato", il sindaco: "Era solo un attacco politico"

In attesa di sentenza per il processo che vede di fronte l'onorevole e ex presidente della Camera e il primo cittadino di Pontinvrea per un post su Facebook del 2017

Processo Camiciottoli-Boldrini, l'ex presidente della Camera: "Offesa come donna e terza carica dello Stato", il sindaco: "Era solo un attacco politico"

Continua il processo per diffamazione che vede sul banco degli imputati il sindaco di Pontinvrea Matteo Camiciottoli e come parte civile l'ex presidente della Camera Laura Boldrini.

L'ex presidente della Camera era stata tirata in ballo, attraverso un post su Facebook del settembre 2017, da Matteo Camiciottoli, sindaco di Pontinvrea. Argomento alquanto delicato, la vicenda dello stupro di Rimini (avvenuto in quel periodo) che aveva visto l'arresto di quattro persone di origine africana: "Potremmo dare gli arresti domiciliari degli stupratori di Rimini a casa della Boldrini, magari gli mettono il sorriso… Che ne pensate?".

"Con quel post oltre ad essere attaccata come donna, ero preoccupata per mia figlia che poteva leggere il post, sembrava che io fossi la mandante morale dello stupro della ragazza di Rimini. Sono stato offesa in modo insopportabile anche come terza carica dello Stato. Con i criminali non ho mai avuto a che vedere" ha spiegato davanti al giudice l'onorevole Boldrini.

Ma il processo a un certo punto ha preso una piega legata all'immigrazione, la difesa, con l'avvocato Marco Mori, si è concentrata sul tema dei migranti, leggendo i tweet dell'allora presidente: "In merito a questo stupro si era creato un dibattito incredibile, la mia posizione era assolutamente di condanna. Tutti pensavano che io auspicassi all’invasione incontrollata, sono una donna delle istituzioni, chi ha bisogno di protezione e vuole fare una domanda di asilo la vuole fare, articolo 10 della Costituzione, chi entra irregolarmente deve essere espulso. Una mistificazione inaccettabile. Non devo giustificare le mie idee" continua la Deputata, concentrandosi anche sul concetto di globalizzazione.

 

"Ho visto augurare stupri agli avversari politici in Bosnia e in Ruanda, ma lì c'era la guerra - ha aggiunto Boldrini -. Non posso pensare che si possa intimidire allo stesso modo una donna in un Paese del G8".

Nei giorni successivi al post al centro della discussione, nella trasmissione radiofonica "La Zanzara" in onda su Radio 24 il primo cittadino di Pontinvrea aveva dichiarato che avrebbe fatto le sue scuse solo se Laura Boldrini si fosse dimessa: "Non si può arrivare a intimidire una donna augurandole lo stupro - continua la Boldrini -  il 7 settembre iniziava il G7, ricevetti i miei omologhi dei paesi più importanti del pianeta, alcuni presidenti mi espressero solidarietà, ero imbarazzata, mi creò un problema, come potevo spiegare questo?".

Dopo aver ascoltato i testimoni di Laura Boldrini, i responsabili della comunicazione nel 2017 Valentina Loiero e Flavio Olivernini (comunicazione digitale), è stato sentito l'imputato, il sindaco Camiciottoli che si è concentrato sulla linea dell'ex Presidente sui migranti: "E' innegabile che la politica dell'onorevole Boldrini è sempre stata verso un'immigrazione incontrollata. Sono diametralmente opposto alle idee dell'ex Presidente ma ricordo che nel 2017 era stato stuprato anche un trans e ogni giorno si leggevano episodi di questo tipo legati agli immigrati. Ho evidenziato che non mi sarei mai scusato perché era un attacco politico, non era la terza carica dello Stato in quel momento, rappresentava solo il suo elettorato. Il post è stato strumentalizzato, il senso era politico, se vuoi un'immigrazione indiscriminata, questo ti porta il sorriso. Non voglio che nessuno pensi che sono a favore degli stupratori, sono per l'ergastolo".

Il processo si è acceso su una frase del sindaco Camiciottoli riguardante la spilla sulla sua giacca indicante "Alberto da Giussano" (simbolo della Lega), quando poteva sembrare un attacco rivolto alla magistratura, l'imputato ha chiarito che "si rivolgeva solo all'onorevole Boldrini che l'ha denunciato per il colore politico". 

"Laura Boldrini doveva scusarsi con la famiglia della ragazza polacca stuprata, vista la sua linea sull'immigrazione e il sistema dell'accoglienza da lei difeso" ha continuato Camiciottoli.

In attesa di sentenza nei prossimi minuti. AGGIORNAMENTI IN CORSO. 

Luciano Parodi

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