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Cronaca | 11 settembre 2019, 12:26

Strage di Nassiriya: confermata dalla Cassazione la condanna dell’ex comandante della missione italiana in Iraq

L’ex generale Bruno Stano dovrà risarcire le famiglie delle vittime tra le quali figura il finalese Daniele Ghione, maresciallo capo dei Carabinieri.

Le vittime della strage (foto tratta dal sito dell'Arma dei Carabinieri)

Le vittime della strage (foto tratta dal sito dell'Arma dei Carabinieri)

La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta nei precedenti gradi di giudizio all’ex generale Bruno Stano, che rivestiva l’incarico di comandante della missione italiana in Iraq quando, il 12 novembre 2003, un camion bomba distrusse la “Base Maestrale” di Nassiriya, provocando la morte di 28 persone (tra cui 19 italiani, 12 dei quali carabinieri).

I giudici della Terza Sezione hanno ritenuto che l’allora comandante in capo abbia sottovalutato l’allarme inerente un possibile attentato “puntuale e prossimo” alla nostra base, imputandogli altresì la “complessiva insufficienza delle misure di sicurezza” adottate.

L’alto ufficiale, pertanto, è stato condannato a risarcire le famiglie delle vittime della strage. L’entità dei singoli risarcimenti dovrà ora venir definita in sede di giudizio civile.

L'11 settembre italiano

Il 12 novembre 2003 – esattamente due anni, due mesi e un giorno dopo il devastante attentato alle Torri Gemelle di New York – un’autocisterna carica di esplosivo irruppe nella “Base Maestrale” di Nassiriya (una delle due sedi dell’Operazione “Antica Babilonia”, missione di pace italiana in Iraq, avviata qualche mese prima con la partecipazione di 3.000 uomini, 400 dei quali appartenenti all’Arma dei Carabinieri). L’esplosione causò il crollo di gran parte dell’edificio principale e danneggiò gravemente la seconda palazzina, sede del Comando. Il devastante bilancio dell’atto terroristico si attestò su 28 morti, 19 dei quali italiani e 12 di essi militari dell’Arma. Con quella strage, l'Italia visse il proprio tragico "11 settembre".

Tra le vittime, il maresciallo capo dei Carabinieri Daniele Ghione, nato a Finale Ligure l’8 luglio 1972. Oggi il ricordo di Ghione è costante in tutto il Finalese: a lui è dedicata la sezione locale dell’Associazione Nazionale Carabinieri e in memoria della sua tragica scomparsa è stato eretto un monumento in piazza De Amicis. Sulla scultura si legge una frase di Leonardo Sciascia: “Fragile come una canna, l’uomo. Ma sempre più nobile di tutto ciò che lo uccide”.

redazione

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