Un carcere vergognoso, detenuti in celle senza finestre e grave carenza agenti. Servono provvedimenti concreti.
“Uno Stato civile toglie la libertà a chi commette un reato e viene giudicato colpevole da un tribunale, ma non può togliere la dignità e attentare alla salute dei detenuti e di chi nelle carceri lavora, come le donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria. Il carcere Sant’Agostino di Savona è tra i peggiori d’Italia, con decine di detenuti ospitati in celle senza finestre e poliziotti in servizio con la luce accesa dei neon 24 ore al giorno. Chi amministra la città deve, dovrebbe, mettere in campo seri provvedimenti, non chiacchiere". Lo dichiarano Donato Capece e Roberto Martinelli, Segretario generale e segretario generale aggiunto del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, il primo e più rappresentativo di Categoria.
”Sentiamo parlare di visite al carcere e di possibili iniziative che non ci sembrano affattosa utili a risolvere le criticità penitenziarie di Savona" spiegano i due sindacalisti. “Il carcere di Savona, che è opportuno ricordare essere da anni senza un Direttore titolare (anche se in Italia abbiamo quasi 600 Dirigenti penitenziari e circa 200 istituti di pena…), vede oggi presenti sistematicamente oltre 80 detenuti a fronte dei 36 posti letto regolamentari. Le criticità del carcere sono molte: i poliziotti penitenziari di Savona, che lavorano con una pesante carenza di organico perché dovrebbero essere in 60 ed invece sono amministrati 42 baschi azzurri, nel decorso 2010 sono intervenuti tempestivamente in carcere salvando la vita a 2 detenuti che hanno tentato di suicidarsi ed impedendo che in altri 7 episodi di autolesionismo e ferimento posti in essere da altrettanti ristretti potessero degenerare ed ulteriori avere gravi conseguenze.
Queste problematiche sono aggravate dall’edilizia, dalla struttura fatiscente del penitenziario che non aiuta di certo. Basti pensare che spesso i detenuti trasferiti a Savona devono scendere dai mezzi nella centrale via Paleocapa perché la strada di accesso al carcere savonese è talmente stretta da impedite il passaggio degli automezzi della Polizia Penitenziaria.
E allora assume particolare importanza quella di valorizzare concretamente il lavoro quotidiano svolto dai poliziotti penitenziari, a Savona come nelle altre città italiane, un duro, difficile e delicato lavoro svolto ogni giorno con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità”.
Capece e Martinelli tornano a chiedere “un impegno concreto per un nuovo carcere a Savona da parte dell'Amministrazione comunale” e, preso atto che il numero dei detenuti che lavorano a Savona è davvero minimale (nell’ordine di pochissime unità) ribadisce un concetto già espresso da tempo: “Bisognerebbe impiegare anche a Savona, come in tutte le Regioni e provincie d’Italia, i detenuti in progetti per il recupero del nostro patrimonio ambientale, la pulizia dei greti dei fiumi e dei torrenti e delle molte spiagge della territorio della provincia savonese.
L’attivazione sul territorio nazionale di iniziative inerenti la promozione del lavoro è diventato obiettivo primario che l’Amministrazione Penitenziaria persegue al fine del coinvolgimento consapevole e responsabile dei soggetti in espiazione di pena in attività lavorative volte all’integrazione e al reinserimento nella comunità sociale.
Tutto questo nella convinzione che il lavoro è uno degli elementi determinanti su cui fondare percorsi di inclusione sociale non aleatori. Impiegare in detenuti in progetti di recupero del patrimonio ambientale e in lavori di pubblica utilità a Savona e in provincia è una delle richieste storiche del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, motivata dalla necessità concreta di dare davvero un senso alla pena detentiva. I detenuti hanno prodotto danni alla società con i loro crimini e reati? Bene, la ripaghino concretamente, imparando anche un mestiere che potrebbe essere loro utile una volta tornati in libertà”.















