Tagli pesanti alla Sanità con riduzione delle risorse per beni e servizi, riduzione posti letto, ecc. Se si sommano a quelli già fatti da Tremonti sono oltre 20 miliardi di euro meno in 3 anni. Già oggi i cittadini pagano parecchio di tasca propria per diverse analisi e prestazioni sanitarie.
Viene messo fortemente a rischio l’esercizio del diritto alla salute e può rappresentare un’ipoteca fatale sulla rete sanitaria e sulla cura, in una fase in cui le persone più povere già fanno fatica a poter esercitare il diritto alla cura e all’assistenza. Credo che l’insensibilità del Governo Monti sia stata clamorosa e l’interlocuzione con i rappresentanti degli Enti locali e delle Regioni assolutamente retorica. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Noi non possiamo che fare appello al Parlamento e alle forze politiche affinché abbiano consapevolezza del danno che viene inflitto al Paese. Questo decreto è una ferita nei confronti della Costituzione per due motivi: innanzitutto, perchè la materia sanitaria è materia che prevede i poteri concorrenti del Governo e della Regione e, da questo punto di vista, in queste ore si è consumata una violazione del principio della leale collaborazione tra i diversi organi dello Stato. In secondo luogo, perché il diritto alla salute è un diritto di rango costituzionale e se tutti i Presidenti di Regione dicono che i provvedimenti adottati fanno saltare il circuito delle prestazioni e dei servizi nei confronti dei cittadini, credo che bisogna prendere sul serio tale richiamo.
Nel Decreto non c’è una una radiografia di quali siano le zone d’ombra, gli sprechi, le attività affaristiche e corruttive; ci sono tagli che arrivano direttamente al cuore dell’organizzazione sanitaria; sono tagli inferti sulla carne viva dei cittadini.
La sanità pubblica italiana ancora oggi offre certe garanzie (soprattutto per le malattie importanti), pur con il grave fenomeno delle differenze territoriali e con diversi aspetti che non vanno (liste di attesa, servizi a pagamento, troppi alti dirigenti…). Certamente molto si può fare ancora per aumentare l’efficienza e la qualità (lotta alla corruzione in sanità, interventi sulla variabilità dei prezzi nell’acquisto di beni e servizi, riorganizzazione delle strutture organizzative ma con garanzia di sviluppo dei servizi ai cittadini, ecc.).
Con i tetti di spesa generici, lineari e centralistici si faranno forse dei risparmi, ma si aggravano i cittadini e si assalta l’universalismo. Sul sistema sanitario è più facile fare cassa e perseguire la loro linea economica sbagliata imposta dalla grande finanza.
E allora il sospetto è preciso: si vuole strozzare il servizio pubblico “universalistico e gratuito” (frutto di grandi lotte di civiltà dei decenni passati), far crescere la disaffezione dei cittadini verso il sistema pubblico e portarci, piano piano, verso un sistema delle assicurazioni e dei servizi privati.
La cosiddetta spending review rischia dunque di diventare l’occasione per un rovesciamento dei principi base del nostro sistema di welfare.
Vedremo la coerenza dei partiti in parlamento al momento del voto su questo. Noi di SEL diciamo nettamente che a questa manovra sulla sanità non ci stiamo e chiamiamo tutti alla mobilitazione. Se servono risorse da recuperare iniziamo dalle spese militari (costo attuale di solo acquisto dei cacciaborbardieri F35, oltre 10 miliardi…). Tagliando quelle non ci sarebbe certo bisogno d’intervenire sui servizi essenziali.














