Dunque questa potrebbe essere la volta buona, dopo i tentativi dei Governi di Silvio Berlusconi prima e Mario Monti. Dopo il via libera al disegno di legge costituzionale che le cancella (approvato in Consiglio dei ministri tre settimane fa ma che ancora deve iniziare il suo iter parlamentare), il Governo del premier Enrico Letta ha approvato ieri in Consiglio il disegno di legge ordinario che in attesa di abolire le Province le trasforma in enti di secondo livello, vale a dire con i suoi membri non più eletti dal voto popolare, ma da un altro soggetto politico, nella fattispecie i sindaci del territorio che le guideranno anche, a titolo completamente gratuito.
Il presidente del Consiglio, nella conferenza stampa che ha fatto seguito all’approvazione, ha definito il disegno di legge come uno “svuotapoteri”, un provvedimento ponte in attesa che il Parlamento cancelli del tutto le Province, lasciando due soli organi amministrativi a elezione
Punto focale della riforma saranno le città metropolitane che diventeranno uno dei motori di sviluppo del Paese, capaci di competere con le altre città e verranno messi in grado normativamente di poterlo fare. Il Ddl ne prevede la nascita dal 1 gennaio 2014 al posto delle Province nei territori di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria.
In attesa dell'abolizione, le Province avranno soltanto più funzioni di pianificazione territoriale, ambientale, trasportistica e di – manco a dirlo - gestione delle strade. Enti dunque di secondo livello – come detto – ma con mere funzioni di pianificazione per viabilità, ambiente e programmazione scolastica.
Scompare la Giunta provinciale, mentre presidente sarà un sindaco, eletto dall'assemblea dei primi cittadini del territorio. Il Consiglio provinciale sarà costituito dai sindaci dei Comuni con più di 15mila abitanti e dal presidente delle Unioni di Comuni facenti parte del territorio con più di 10mila abitanti. I tempi saranno stretti: i nuovi organi di governo dovranno nascere entro venti giorni dalla proclamazione dei Sindaci eletti nelle prossime consultazioni amministrative, quindi all'inizio dell'estate 2014 e gli organi in scadenza elettorale (come la Provincia di Cuneo) o i commissari che hanno sostituito i presidenti di provincia resteranno in carica fino a quella data.
Le Regioni trasferiranno con propria legge il patrimonio e le risorse umane e strumentali verso i Comuni, le loro Unioni, le Città metropolitane o le stesse Regioni e le funzioni attualmente svolte dalle Province saranno assegnate prevalentemente ai Comuni o alle Unioni di Comuni.
Altri Enti, se può consolare, cadranno: a fine agosto verrà convocata una Conferenza Unificata per individuare tutti gli enti intermedi da abolir fra i quasi 5mila prodotti da Comuni, Regioni e Province che devono essere razionalizzati.
Angelo Vaccarezza, presidente in carica della Provincia di Savona, non pare abbia digerito bene il passaggio: 'Mettiamo al centro i servizi e non le poltrone, nel rispetto della gente. Il governo può se vuole, forzare la mano per fare qualcosa nell’interesse di tutti e non solo di qualcuno. In questo mandato abbiamo cercato di erogare al meglio i servizi necessari, pur vedendo scendere la qualità per ovvi motivi e la gente se ne è accorta. Non possiamo però far finta di nulla e pensare che si migliorerà. Occorre lavorare ad un tavolo di progetto che tuteli i servizi alla gente e magari vada a tagliare le poltrone là dove non servono più"














