L'estate rattrappisce i fervori politici. L'aria vacanziera d'agosto, con la sua schiacciante canicola, non incoraggia certo le volontà della nuova amministrazione di Via Fieschi. Ma a rendere il tutto ancor più rilassato ci si mette pure il Tar della Liguria, che ha rinviato a fine settembre la discussione sul ricorso di Toti a proposito della composizione del consiglio regionale.
In pratica il neo governatore, con il ricorso, chiede l'attribuzione di 18 seggi, ossia 3 in più da quelli ratificati (per ora) dall'ufficio centrale dopo le elezioni di maggio. Un'istanza che Toti ha presentato subito, in modo lungimirante, con la speranza di scongiurare un assetto claudicante che (con le giravolte cui siamo abituati) in un futuro non lontano significherebbe rischi grossi per la tenuta della legislatura.
Il Tar è chiamato a fare un po' di chiarezza, ma intanto la rappresentatività del consiglio, a oltre un mese e mezzo dalla chiusura delle urne, è ancora dubbia. Se si sommano le urgenze del territorio ligure con le necessità di una democrazia compiuta e garantita, non si capisce come sia ammissibile una lentezza di questo genere. Anche ammettendo le ferie del tribunale amministrativo, uno slittamento della discussione al 25 settembre appare come l'ennesima lungaggine pachidermica italiana.
Quindi non si sa ancora quella che sarà la precisa composizione consiliare. Se il ricorso venisse accolto, la minoranza ne farebbe le spese con un'esclusione: probabilmente Lunardon, segretario dimissionario del Pd. Non cambieranno invece le palanche che andranno a gratificare gli eletti: il presidente Toti ha respinto l'idea (perorata dai pentastellati) di tagliare gli emolumenti e di abolire le indennità aggiuntive di carica. "Non credo sia particolarmente etico" ha sbottato Toti. Certi numeri faticano, ovviamente, a cambiare.














