Il Comune di Noli, con un bando, vuole mettere al lavoro nuovi "controllori" fiscali aggregandoli al servizio dell'Ufficio Tributi. La caratteristica dell'avviso pubblico è che, oltre a dover essere liguri o preferibilmente residenti nel borgo marinaro, i candidati devono risultare disoccupati e aver avuto già esperienza con i cantieri scuola-lavoro. Dare un'occupazione, pur momentanea, a chi ha bisogno è sempre sacrosanto. Ma certo l'immagine che ne esce fuori è quella del cane che si morde la coda.
L'amministrazione pubblica che, dopo aver martoriato la piccola impresa soffiando sul fuoco della crisi e della disoccupazione, cerca di raccogliere i cocci... per rafforzare la raschiatura del barile. Questi nuovi operatori, ammesso che ve ne saranno (il primo bando non ha visto presentarsi candidati idonei), servirebbero per "consentire il controllo dell’evasione sui tributi comunali, bonificare ed incrociare i dati delle varie banche informative, Agenzia del Territorio, delle Entrate, anagrafe comunale, dichiarazione IMU anni d’imposta 2012, 2013 e 2014".
Tralasciando il ragionamento sull'inefficienza dei Comuni nella gestione dei balzelli, che spingerebbe ad auspicare nuovi "controllori" sull'operato degli enti piuttosto che su quello delle imprese e dei cittadini, risuonano limpidamente le parole dell'ex direttore dell'Agenzia delle Entrate e di Equitalia, Attilio Befera (304 mila euro annuali di stipendio): con una minore pressione fiscale ci sarebbe indubbiamente meno evasione. Se l'ha detto persino lui... Semplice e cristallino. Certo, roba che compete al governo.
L'evasione, nel Paese dei furbetti quale è l'Italia, è un comportamento parassitario. Da contrastare, siamo d'accordo. Ma mettere in un Ufficio Tributi del Comune operatori senza esperienza, e magari senza il dovuto tatto, alle prese con database molto delicati per scandagliare le posizioni tributarie dei concittadini è un'idea scarsamente brillante. Può anche essere fuorviante, proprio perché è materia che necessita di esperienza e formazione, oltre che - in questa congiuntura difficile - di sensibilità.
Anche la recente giurisprudenza ha capito e fatto rilevare che far fallire un contribuente e mandare per strada i suoi dipendenti, rispetto all'evasione delle imposte in un momento critico come quello attuale, non è un reato né è un atto da criminalizzare perché lo Stato, e quindi noi tutti, non ne trarremmo nessun beneficio. E' come accoppare la vacca che dà il latte, a furia di mungerla senza ritegno.
Con il nuovo ravvedimento operoso e con maggiore conoscenza del sistema sanzionatorio fiscale, molti imprenditori sono costretti a rimandare i pagamenti delle tasse, diventando momentanei evasori in qualche modo, ma per pagare i dipendenti e i fornitori, e così scongiurare la chiusura dell'attività. Perché se poi qualche dipendente resta a piedi, di bandi per entrare nell'Ufficio Tributi e tirare a campare non ce ne sono così tanti in giro per i Comuni.














