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Cronaca | 30 maggio 2020, 13:30

Il dramma di una madre: "Sul lavoro mi negano i permessi per stare accanto a mia figlia disabile"

La protagonista della vicenda: "Nonostante mi spetti di diritto la 104, non ne ho mai usufruito fino a questo momento. Ora ho bisogno di aiutare mia figlia con la didattica a distanza"

Il dramma di una madre: "Sul lavoro mi negano i permessi per stare accanto a mia figlia disabile"

“L’azienda per cui lavoro mi impedisce di stare accanto a mia figlia disabile durante le sue ultime ore di didattica a distanza di questo anno scolastico”.

Il grido di rabbia e di aiuto ci arriva da una madre residente nell’hinterland savonese. Ovviamente eviteremo di menzionare nomi e luoghi per tutelare l’identità della figlia minorenne. La donna lavora per una grande azienda, con sede nell’Italia Centrale, che gestisce gli appalti di pulizia per alcune importanti catene commerciali nei nostri comprensori.

Ci spiega: “Ci sarebbero tante vicende pregresse delle quali parlare, a cominciare dal fatto che io e le mie colleghe non stiamo percependo stipendio da febbraio. E poi, tante situazioni quotidiane, talvolta basate sulla disorganizzazione, talvolta frutto di veri e propri piccoli dispetti, come turni e orari cambiati all’ultimo momento, incarichi assegnati in orari sbagliati quando i negozi non sono accessibili e molto altro. Ma non è nemmeno di questo che voglio parlare, perché sono disposta a mostrare pazienza su tutto, ma non quando si tratta della salute e dell’istruzione di mia figlia”.

Ed ecco che entriamo nel vivo della vicenda. Ci racconta la donna: “Non ho mai fruito di assegni familiari, nonostante la situazione di mia figlia, e ho lavorato a pieno regime fino al 10 marzo. Poi, con il lockdown, ho avuto un po’ di tempo per stare accanto alla mia A. (iniziale del nome della ragazza) durante la fase di didattica a distanza. Non ho mai fatto richiesta da quando lavoro di un permesso di tipo 104, cioè quello per assistenza a parenti con problemi gravi di salute o altre limitazioni. Stavolta ho capito che era il momento per farlo. Il 19 marzo ho presentato in via telematica la domanda sulla piattaforma MyINPS ed entro sei giorni mi è arrivata la notifica di domanda accettata.

A quel punto ho inviato gli screenshot del sito alla mia azienda e mi è stato risposto che la domanda era ancora in valutazione. Con molta calma ho spiegato che l’iter di MyINPS prevede tre fasi: domanda in protocollo, domanda in lavorazione e, alla fine, domanda accolta o respinta. Nel mio caso la domanda era stata accolta. Ci tengo a precisare che, vista la gravità estrema delle situazioni in cui si applica la 104, nel momento in cui INPS accoglie la richiesta qualsiasi azienda non può esercitare una sua valutazione per decidere se respingerla ma può solo accettarla”.

La madre ci racconta alcune tra le difficoltà che la ragazza, iscritta a una scuola media del comprensorio, ha incontrato con la didattica a distanza: “Le ho insegnato le procedure di copia e incolla dei codici per accedere alla piattaforma, ma talvolta basta un minimo inconveniente tecnico, come una connessione un po’ instabile o un crash del sistema, e mia figlia mi telefona in lacrime. Inoltre con la didattica a distanza ho bisogno di essere sempre reperibile telefonicamente anche da parte della sua insegnante di sostegno, proprio a causa di questi disagi tecnici che possono fare parte della normale routine telematica”.

La donna ribadisce: “Da quando lavoro per questa azienda non ho mai fatto richiesta di Permesso 104, nonostante mi spetti per legge. Ho voluto ricorrere a questo mio diritto solo ora, per consentire a mia figlia di avere la serenità di affrontare con sua madre accanto questi ultimi giorni di didattica a distanza dell’anno scolastico, con la speranza che da settembre tutto ritorni alla normalità. Alla fine, dopo uno stretto giro di messaggi, l’ultima risposta che ho avuto dall’azienda è stata che gli uffici erano chiusi per ferie fino al 3 giugno. Mi sono sentita presa in giro, visto che avevo ricevuto delle e-mail di risposta negativa fino a un’ora prima”.

Conclude la protagonista della vicenda: “Mi sono già rivolta all’Ispettorato del Lavoro e ai Sindacati per fare presente tutto quello che è accaduto”.

Alberto Sgarlato

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