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Cronaca | 19 ottobre 2020, 17:42

Fallimento Fac di Albisola, il Pm chiede due anni per Silvia Canepa e Massimo Bottaro

Bancarotta semplice e bancarotta fraudolenta, queste le accuse nei confronti dell'ex presidente del cda Fac dall’agosto 2007 al dicembre 2011 e poi amministratore unico e dell'ex consigliere con delega commerciale

Fallimento Fac di Albisola, il Pm chiede due anni per Silvia Canepa e Massimo Bottaro

2 anni per le accuse di bancarotta semplice e bancarotta fraudolenta con la concessione delle attenuanti generiche.

Queste le richieste del Pm Ubaldo Pelosi nei confronti di Massimo Bottaro e Silvia Canepa in merito al processo legato al fallimento della ex Fac di Albisola Superiore. Canepa, presidente del cda Fac dall’agosto 2007 al dicembre 2011 e poi amministratore unico e Bottaro in Fac da marzo 2008 a dicembre 2011 consigliere con delega commerciale, erano stati rinviati a giudizio nel 2018, era stato assolto invece l'ex consigliere delegato e direttore generale dall’aprile 1997 al luglio 2007 Paolo Canepa. Aveva patteggiato ad un anno e quattro mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena, Alberto Canepa, come consigliere delegato dall’agosto 2007 al novembre 2010.

Alla conclusione del dibattimento nella sua requisitoria davanti al collegio del Tribunale di Savona presieduto dal presidente, il giudice Emilio Fois, il pubblico ministero ha illustrato cronologicamente i fatti che hanno visto al centro l'azienda di via Gervasio che produceva tazzine da caffè e che è stata demolita qualche settimana fa.

  "Il fallimento di Fac è stato richiesto perché si era rilevata una eclatante situazione di dissolvenza grave in capo alla società. Erano presenti enormi debiti nei confronti del fisco e degli enti pubblici, oltre ad un indebitamento nei confronti delle banche" ha spiegato il Pm in aula.

Ci sarebbero infatti ingenti perdite non solo dal 2012, anno del fallimento, ma anche da anni precedenti. Si tratterebbe infatti di 1 milione di euro in quattro mesi nel 2011 e 5 milioni e 700mila euro in tutto l'anno con ulteriori importanti perdite l'anno successivo. 

"L'amministratrice dice che nel 2009 c'era una situazione di crisi, non potevano pagare i debiti tributari, quindi era stata presa la decisione di non pagare più Inps e fisco perché le casse erano vuote. La società invece che accedere alle procedure concorsuali di fallimento ha proseguito l'attività aumentando il debito" ha continuato Pelosi.

Il pm poi si è concentrato sull'accusa della bancarotta fraudolenta, in quanto secondo la sua tesi gli imputati avrebbero distratto beni e attrezzature in favore della Calu Sarl, azienda tunisina che faceva a capo proprio alla Sanac.

Secondo l'accusa, l'azienda albisolese avrebbe finanziato Calu trasferendogli risorse effettuando forniture di attrezzature marginali, mandando lavoratori in trasferta ed effettuando una cessione di semilavorati e di merce. Fac infatti aveva un credito nei confronti di Calu superiore a 390mila euro.

Il pm nelle sue richieste ha deciso inoltre di non dover procedere per i reati tributari che sono estinti per prescrizione e ha chiesto l'assoluzione per bancarotta documentale perché il fatto non sussiste.

L'avvocato Vincenzo Scolastico per Silvia Canepa e il legale Luca Berni per entrambi gli imputati, nella loro arringa difensiva hanno richiesto l'assoluzione perché il fatto non sussiste e non costituisce reato oltre al dissequestro dei beni.

Il processo è stato rinviato per le repliche e la sentenza al prossimo 4 novembre.

Luciano Parodi

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