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Cronaca | 20 ottobre 2020, 12:41

Un finto matrimonio per celare un ingente smercio di droga: l'operazione "I Promessi Sposi" smaschera un'organizzazione criminale tra Alassio e Albenga

A mandare in frantumi il mosaico criminale il rinvio per Covid della celebrazione e un'overdose della finta sposa. Si indaga anche su di un'eventuale giro di prostituzione

Un finto matrimonio per celare un ingente smercio di droga: l'operazione "I Promessi Sposi" smaschera un'organizzazione criminale tra Alassio e Albenga

Sette arresti, di cui uno in carcere e i restanti agli arresti domiciliari, con diversi reati contestati ai soggetti coinvolti, riguardanti lo spaccio di sostanze stupefacenti e la prostituzione, oltre all'immigrazione clandestina.

E' questo il risultato dell'operazione "I Promessi Sposi" coordinata dal Gip del Tribunale Fiorenza Giorgi e condotta dai Carabinieri della Compagnia di Alassio, che questa mattina hanno svelato i dettagli del loro lavoro di smantellamento dell'organizzazione truffaldina che si mascherava dietro ad alcuni finti matrimoni.

Al centro dell'indagine un matrimonio del tutto fittizio e ben articolato tra un cittadino di nazionalità marocchina irregolare sul territorio italiano e una donna italiana con gravi problemi economici legati alla tossicodipendenza, con alcuni parenti dell'uomo e una seconda figura femminile legata alla finta sposa, anch'essa coi medesimi problemi. Con la celebrazione il cittadino marocchino avrebbe così ottenuto la cittadinanza italiana e le due donne un lauto compenso. Un matrimonio combinato,  con tanto di pubblicazioni affisse secondo protocollo, ben organizzato nei particolari canonici dai familiari, che hanno pagato parzialmente in anticipo la somma pattuita. 

A mandare in frantumi l'ingegnoso puzzle criminoso è stato il Covid, o meglio il lockdown generale imposto dal Governo nello scorso marzo, e l'eccesso nell'uso di sostanze stupefacenti da parte di una delle due donne coinvolte. Oltre all'occhio attento e vigile del comandante di stazione.

Ma andiamo con ordine. Proprio come la trama del romanzo i promessi sposi di Alessandro Manzoni, anche questa vicenda ha conosciuto il suo don “Rodrigo”, contrario alle nozze, in questo caso un intruso incomodo: il “covid-19”, che ha fatto naufragare il falso idillio della storia reale.

Gli accordi del finto matrimonio, non in linea con i rituali festeggiamenti e foto, non prevedevano alcun rinfresco, così come nessuna partecipazione di invitati, al di là delle restrizioni vigenti, infatti ognuno uscito dal Comune di Alassio sarebbe andato per la propria strada sono stati infatti fonte di dubbi non lasciati cadere nel vuoto ma dai quali ha preso via l'indagine, in conseguenza della quale i carabinieri hanno scoperto un intenso spaccio di droga gestito da cittadini di origine nordafricana insieme a soggetti italiani, il favoreggiamento dell’immigrazione illegale, tutti reati perpetrati da persone note alle forze dell’ordine. 

Dapprima la sospensione della celebrazione col rito civile del matrimonio, già fissato con la necessaria presenza delle comparse, anche loro pagate per recitare il ruolo assegnato, i testimoni (per loro la cifra pattuita era di variabile fra 500 e 1000 euro), poi il sorgere di altre difficoltà organizzative per la fissazione di un’altra data, infine il repentino ripensamento della sposa che, avendo ricevuto altre offerte allettanti e ben più retribuite, ha messo all’asta la sua disponibilità di “sposa”  al miglior offerente che necessitava di contrarre matrimonio, allo scopo di regolarizzare la sua posizione giuridica in Italia.

Il suo venir meno all’impegno preso, a fronte di un cospicuo anticipo (2.500 euro e di un posto di lavoro effettivamente procuratole dai familiari dello sposo), hanno scatenato l’ira furibonda degli organizzatori del matrimonio, che, sentendosi traditi, non hanno esitato a minacciarla di morte, di farle perdere il posto di lavoro, così anche di ostacolare eventuali sue iniziative dirette a contrarre matrimonio con altre persone di origine marocchina, millantando conoscenze all’interno di legazioni consolari site in Italia.

Un fatto inquietante, all’interno di questa triste storia reale, vede sempre protagonista la promessa sposa che nel mese di maggio è stata salvata in extremis, sul greto del fiume Centa di Albenga,  da un overdose di oppiacei somministratole da due soggetti nordafricani, poi scoperti e denunciati, il cui movente è ancora al vaglio degli inquirenti, considerato l’atteggiamento reticente della donna.

Questo matrimonio, che in realtà “non si doveva fare”, ha consentito ai Carabinieri della stazione  di Alassio di far luce ad uno spaccato criminale connotato dalla presenza di altri personaggi di origine nordafricana dediti ad una fiorente attività di spaccio di sostanze stupefacenti, esercitata nella piana ingauna.

Anche se i soggetti fermati non avevano una stabile organizzazione  associativa alla base, è stato acclarato che i medesimi riuscivano a gestire la loro attività adottando varie cautele, coma cambiare abitudini, spostandosi con mezzi pubblici, bivaccando dove capitava.

L’attuale pandemia, durante le varie fasi dell’indagine, ha reso difficoltosa l’azione di monitoraggio, di ricognizione, di riscontro da parte dei militari di Alassio, i quali hanno dovuto ricorrere a fulminei rimedi nei vari accertamenti per non essere notati, considerata la materiale impossibilità di confondersi tra le persone e i mezzi coinvolti, dovuti alle stringenti limitazioni connesse alle misura anti Covid.

Una delle persone indagate inizialmente per il finto matrimonio, sottoposta ad isolamento sanitario presso il domicilio, incurante dell’eventuale nocumento che poteva recare a terze persone, non ha esitato ad uscire di casa per andare a rifornirsi di droga, come rilevato in più occasioni dai militari operanti.

Al vaglio degli inquirenti sono alcuni fatti riconducibili ad un presunto giro di prostituzione, i cui contorni, ancora nebulosi, sono sotto la lente di ingrandimento per definire eventuali profili di responsabilità.

Fondamentale è stata l’attività di informazione, curata dai rispettivi comandanti di stazione in ogni ambito territoriale di competenza, che ha permesso un costante monitoraggio ed una quotidiana azione ricognitiva dei soggetti arrestati, soliti cambiare  abitudini, frequentazioni, luoghi di bivacco e di ritrovo; le loro mosse non sono sfuggite al occhio vigile del maresciallo.

Nella mattinata di ieri, 19 ottobre, i carabinieri della Compagnia Carabinieri di Alassio, con il supporto dei colleghi di Albenga, del 15esimo nucleo elicotteri e del nucleo cinofili carabinieri di Villanova d’Albenga, hanno così dato esecuzione  all'ordinanza di custodia cautelare.

Importante è stato il supporto dei vigili urbani di Albenga che hanno fornito in ogni occasione il loro apporto conoscitivo su alcuni soggetti soliti cambiare residenza, domicilio, dimora, consentendo in tempo reale di avere il quadro informativo aggiornato.

Redazione

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