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Cronaca | 24 novembre 2020, 16:15

Incendio della chiesa di Cairo, il responsabile giudicato dal perito incapace di intendere e di volere

Visto che è stato considerato una persona socialmente pericolosa è stato posto quindi in libertà vigilata presso una comunità

Incendio della chiesa di Cairo, il responsabile giudicato dal perito incapace di intendere e di volere

Era stato dichiarato dal perito, il dottor Gabriele Rocca, incapace di intendere e di volere e visto che è stato considerato una persona socialmente pericolosa è stato posto quindi in libertà vigilata presso una comunità.

Queste le decisioni in merito al 44enne cairese con problemi psichici, responsabile lo scorso 14 agosto dell'incendio provocato nella chiesa di San Lorenzo posta sotto sequestro da parte della Procura su decisione del Pm Chiara Venturi e poi dissequestrata il 28 settembre.

Le indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Cairo Montenotte (supportati dai vigili del fuoco) avevano portato all’individuazione del responsabile che aveva specificato di essere andato in chiesa quel pomeriggio per accendere una candela, di essersi poi spostato in sacrestia e da lì il cero gli sarebbe caduto dalle mani provocando una grande fiamma. Avrebbe poi anche tentato di spegnere l'incendio invano.

Il racconto non aveva però convinto il Pm in quanto in chiesa non erano presenti candele ma ceri elettrici e poi secondo le ricostruzioni dei vigili del fuoco il materiale che sarebbe stato usato per appiccare l'incendio era altamente infiammabile.

La svolta nelle indagini era arrivata a seguito degli accertamenti effettuati dai vigili del fuoco del comando provinciale di Savona che avevano potuto stabilire che l’incendio divampato intorno alle 15.00 della vigilia di ferragosto era di natura dolosa escludendo ogni possibile causa accidentale.

La stretta collaborazione tra i carabinieri della stazione cairese ed i pompieri aveva permesso quindi di concentrare le indagini sull’analisi delle immagini registrate dalle telecamere presenti nella zona e delle testimonianze delle varie persone presenti.

Le serrate indagini avevano, quindi, permesso di individuare l'uomo, che accompagnato in caserma, era stato interrogato e, messo di fronte a riscontri oggettivi della falsità delle proprie dichiarazioni dopo una iniziale tentativo di negare le proprie responsabilità fornendo una versione dei fatti che è apparsa subito non credibile, aveva deciso di confessare in presenza di un difensore nominato d’ufficio il proprio insano gesto che per fortuna non ha avuto vittime.

Da settembre intanto era stato coperto il tetto con la struttura provvisoria che servirà per proteggere gli interni dal maltempo. Ma non solo, sarà un punto di riferimento per realizzare poi la copertura definitiva.

Luciano Parodi

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