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Politica | 31 dicembre 2020, 16:55

Movimento Italia Unita ancora contro Conte: "Stato omissivo, risarcisca autonomi, imprese, famiglie"

Chiesto al premier e al Governo il risarcimento danni per la violazione dell'articolo 2045 del codice civile

Movimento Italia Unita ancora contro Conte: "Stato omissivo, risarcisca autonomi, imprese, famiglie"

Una richiesta di risarcimento danni per la violazione dell'articolo 2045 del codice civile, spedita via PEC, al premier Giuseppe Conte. È questa l'iniziativa intrapresa dal movimento Italia Unita, rappresentato dal presidente nazionale Francesco Nappi, dal vicepresidente Sirio Gandolfi, dal coordinatore nazionale Edoardo Luparia, dal segretario nazionale Adriano Duina e dal tesoriere Benedetto La China.

Nel documento firmato dall'avvocato Romano Grazia Antonio, viene richiesto "il risarcimento/indennizzo dei patiti e patendi danni causati dai lockdown totali/parziali imposti a partire dal 10 Marzo 2020 a milioni di aziende, partite IVA, lavoratori autonomi e professionisti".

Inoltre viene sottolineato che "L'art. 2045 c.c. recita che 'Quando chi ha compiuto il fatto dannoso vi è stato costretto dalla necessità di salvare sè o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona e il pericolo non è stato da lui volontariamente causato nè era altrimenti evitabile, al danneggiato è dovuta un'indennità la cui misura è rimessa all'equo apprezzamento del Giudice'" e che "una pur dichiarata 'legittima' attività normativa da parte del Governo, in nome della precipua difesa del diritto alla salute, non può danneggiare irrimediabilmente milioni di partite IVA, imprese, autonomi, commercianti e professionisti e lo Stato ha l'obbligo giuridico di tenere indenne tali categorie dai patiti e patenti danni, provvedendo a corrispondere l'equo e giusto indennizzo così come sancito dall'art. 2045 c.c.".

"Pertanto - prosegue la missiva - avendo il governo Conte consumato la violazione dell'art. 2045 c.c. per non aver indennizzato nella giusta misura le partite IVA, gli autonomi, imprese, commercianti e professionisti, lo Stato italiano è ad oggi gravemente omissivo in quanto sta operando in manifesta violazione di legge mettendo in campo misure economiche relative e di scarsa importanza per le menzionate categorie e non quelle risolutive che avrebbe dovuto adottare in virtù di quanto statuito dall'art. 2045 c.c.".

"Poichè il Governo è ad oggi, nonostante i vari 'DPCM ristori', totalmente inadempiente nei confronti delle categorie imprenditoriali e partite IVA che senza i giusti indennizzi rischiano di pagare in solitudine la crisi aziendale e quella economica del paese, vi è la necessità di affermare con la presente l'esistenza di un rapporto giuridico tra i soggetti di cui alle sopracitate categorie, (creditori) e lo Stato (debitore), significando che lo Stato deve erogare danaro non a titolo di cortesia/regalia ed assistenzialismo ma nel rispetto e nella entità prevista dalla disposizione di cui all'art. 2045" continuano dal movimento Italia Unita. 

"Al fine di evitare un contenzioso e che si instaurino centinaia di migliaia di cause giudiziarie - si conclude nel documento - si chiede quanto di seguito a titolo di indennizzo: rimborso totale a fondo perduto al titolare dell'attività cui è stato imposto di chiudere, dei canoni di locazioni per gli immobili utilizzati per l'esercizio dell'attività/libera professione e dei relativi costi di esercizio quali energia elettrica, gas, acqua, tassa rifiuti e quant'altro per il periodo 10 Marzo/31 Dicembre 2020; rimborso totale a fondo perduto al titolare dell'attività risultata chiusa, del costo della locazione abitativa e dei relativi costi per energia elettrica, gas, acqua, tassa rifiuti, ecc.; reddito di emergenza di almeno mille euro per il periodo 10 marzo/31 dicembre 2020; contributi a fondo perduto sino a 100 mila euro per ristrutturazione, innovazione tecnologica, riconversione dell'attività e acquisto scorte di magazzino, ovvero obbligo per le banche di erogare piccoli mutui garantiti dallo Stato sino a 100 mila euro a tasso zero restituibili in anni 30 per ristrutturazioni, innovazione tecnologica, riconversione delle attività e acquisto scorte di magazzino".

redazione

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