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Sanità | 23 febbraio 2021, 12:17

Piano vaccinale a rilento. Toti: "Incrementare il lavoro delle Asl e accelerare le forniture"

Il governatore chiede a Roma personale aggiuntivo. Mentre in Italia si prevedono tempi biblici prima di poter approntare una produzione nazionale

Piano vaccinale a rilento. Toti: "Incrementare il lavoro delle Asl e accelerare le forniture"

La Liguria invoca al Governo Draghi più infermieri per procedere a ritmo spedito con la campagna vaccinale. Da un lato il governatore Giovanni Toti chiede alle Asl territoriali di incrementare il lavoro la domenica, ma dall’altro scrive a Roma per “accelerare le forniture e anche mandare un po’ di personale per dare una mano”.

Sul territorio regionale, come nel resto del Paese, il problema non è solo la carenza delle dosi di vaccino, arrivate in misura minore del previsto e finora solo promesse, ma anche la carenza di infermieri in grado di inoculare le dosi che ci sono.

Questa nel frattempo può essere una strada percorribile e parallelamente l’Esecutivo studia una produzione ‘made in Italy’ per il vaccino anti-covid. L’Unione europea ha chiesto al Governo di provarci e sabato scorso il presidente del Consiglio Mario Draghi ha incaricato il ministro per lo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti di sondare il terreno con l’industria per capire quali margini ci sono per realizzare nel nostro Paese i vaccini già autorizzati, quelli di Pfizer, Moderna e AstraZeneca.

Il ministro alla Salute, Roberto Speranza, aveva già chiesto al commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri di cercare stabilimenti produttivi nel nostro Paese. La strada che porta alla produzione italiana del vaccino anti-Covid, però rischia di essere lunga e piena di problemi tecnici e giuridici. Due sono gli aspetti che vanno chiariti. Su tutti quello riguardante la questione dei brevetti; sarà infatti, l’Europa ad occuparsene, contattando  le aziende farmaceutiche per la cessione della licenza che dovrebbe avvenire dietro compenso e probabilmente avrà una durata limitata nel tempo. Non ci sarà, però alcuna 'sovranità vaccinale italiana' poiché le dosi che eventualmente saranno prodotte non resteranno sul nostro territorio. In base agli accordi europei verranno infatti redistribuite in tutto il continente e a noi ne spetterà il 13,6% del totale, cioè la nostra quota delle forniture fissata ai tempi dei primi contratti con l’industria e basata sul numero degli abitanti.

Questione ancor più delicata è quella della capacità di produzione. Nel nostro Paese ci sono due multinazionali importanti, che hanno sede in provincia di Frosinone,ma si occupano solo di alcune fasi di produzione: l’infialamento e il confezionamento. Per produrre materialmente il vaccino anti-covid ci vogliono i bioreattori. Al momento, quindi, i medicinali che usano quella tecnologia, quelli di Pfizer e Moderna, non possono essere prodotti in Italia poiché non ci sono gli impianti specifici.

Allo stato dei fatti quindi, per procedere in maniera spedita per la vaccinazione occorre quindi che il Governo aiuti i territori sul fronte del personale e delle dosi da consegnare nella speranza quindi, che l’appello dei vari governatori non cada ancora una volta nel vuoto.

Angela Panzera

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