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Cronaca | 20 luglio 2021, 10:04

Ex promotore finanziario di Stellanello patteggia 4 anni e 8 mesi per truffa e autoriciclaggio

Le indagini erano state avviate al seguito di denunce/querele presentate da alcune vittime dell’ex promotore finanziario, già noto nel settore per pratiche professionali scorrette

Ex promotore finanziario di Stellanello patteggia 4 anni e 8 mesi per truffa e autoriciclaggio

4 anni e 8 mesi. Questa la pena patteggiata dal 59enne di Stellanello Francesco Rotondo, ex promotore finanziario, arrestato nel maggio del 2020 dalla guardia di finanza del comando provinciale di Savona. 

Radiato nel 2004 dalla Consob, era già responsabile di truffa, autoriciclaggio, abusivismo finanziario e trasferimento fraudolento di valori.

Le articolate indagini, coordinate dal Pm Massimiliano Bolla, erano state avviate al seguito di denunce/querele presentate da alcune vittime dell’ex promotore finanziario, già noto nel settore per pratiche professionali scorrette.

Il modus operandi dell’arrestato consisteva nel promuovere (abusivamente) ed offrire prodotti finanziari, agendo sia in proprio che quale legale rappresentante di società nazionali ed estere.

L’apposizione delle firme delle vittime sui contratti d’investimento era però, come spesso accade, accompagnata dalla promessa di cospicui interessi sul capitale investito.

Ampio il parterre della clientela che l’ex professionista era riuscito a formare, composto prevalentemente da persone in difficoltà economiche. Tra le vittime piccoli imprenditori e tanti pensionati; tra questi un’anziana vedova che dopo aver consegnato tutti i risparmi al truffatore aveva quasi azzerato la propria capacità di spesa.

Le investigazioni finanziarie delle Fiamme Gialle, che hanno coinvolto numerosi conti correnti, unitamente ad altri riscontri di natura tecnica, avevano consentito di accertare truffe consumate a danno di almeno 25 vittime e per importi non inferiori ad 1,4 milioni di euro. 

Per alimentare il senso di fiducia nei suoi confronti, l’arrestato dirottava le somme consegnatogli verso investimenti altamente rischiosi che talvolta – nel breve periodo – potevano produrre anche adeguate forme di guadagno, ma che nel medio e lungo termine si erano rivelati un fallimento. 

Inoltre la raccolta abusiva del risparmio era servita anche per dare sfogo a spese private per importi rilevanti, per compiacere la compagna sudamericana (poco più che ventenne e priva di occupazione), con la quale Rotondo da qualche mese aveva convolato a nozze.

La donna consapevole dell’origine dei flussi finanziari si era anche prestata a riciclare parte dei proventi illeciti derivanti dall’attività finanziaria abusiva del coniuge, attraverso intestazioni fittizie di beni.

Buona parte dei proventi illeciti, invece, era risultata essere stata “autoriciclata” dall’indagato attraverso operazioni accertate documentalmente per un importo pari ad almeno 350.000 euro. Strumentale alla condotta di autoriciclaggio è risultata la costituzione di una società italiana per il transito temporaneo delle somme. 

Redazione

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