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Attualità | 27 settembre 2022, 17:35

Ok dal Consiglio Regionale: vulvodinia, neuropatia del pudendo e fibromialgia riconosciute malattie croniche e invalidanti

Approvato un ordine del giorno dedicato che stabilisce la garanzia di appropriati servizi e prestazioni contemplati nei Livelli essenziali di assistenza (LEA)

Vulvodinia, neuropatia del pudendo e fibromialgia malattie croniche e invalidanti: riconosciute in Consiglio Regionale

“E’ stato approvato poco fa durante la seduta del Consiglio Regionale l’ordine del giorno predisposto dal Capogruppo di Cambiamo con Toti Presidente Angelo Vaccarezza, avente ad oggetto il riconoscimento di Vulvodinia, neuropatia del pudendo e fibromialgia come malattie croniche e invalidanti”.

Ad annunciarlo in una nota il consigliere regionale Angelo Vaccarezza, che prosegue: “Nel documento, è fatta richiesta alla Giunta Regionale affinché tali patologie vengano inserite nell'elenco delle malattie croniche e invalidanti previste dai livelli essenziali di assistenza, oltre ad atti mirati all’accrescimento delle competenze delle figure sanitarie idonee a garantire un'adeguata assistenza, individuare i presìdi sanitari pubblici dedicati alla diagnosi e alla cura prevedendo il loro inserimento in un apposito elenco”.

Viene chiesta inoltre - continua il capogruppo della Lista Toti - la redazione di apposite linee guida, al fine di sviluppare mirati e specifici protocolli terapeutici e riabilitativi; e infine, la promozione di campagne di informazione e di sensibilizzazione periodiche mirate alla conoscenza di tali patologie”.

In Italia – spiega il consigliere regionale - esistono una serie di patologie croniche e invalidanti, cosiddette ‘malattie invisibili’ perché non riconosciute nei livelli essenziali di assistenza dal Servizio sanitario nazionale; tra queste ricade la vulvodinia, ancora poco nota tra gli operatori sanitari, tanto che il ritardo diagnostico medio è di 4 anni e mezzo, e non ha linee guida nazionali per i protocolli terapeutici; i sintomi possono manifestarsi da una forma lieve fino a risultare invalidanti, al punto da condizionare la vita lavorativa e relazionale delle donne che ne soffrono; situazione analoga riguarda la "neuropatia del pudendo", definita come un dolore di tipo neuropatico, e la fibromialgia, sindrome reumatica caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico cronico diffuso, che colpisce circa 2 milioni di italiani”.

“Patologie spesso sottovalutate o ignorate, anche perché, nella maggior parte dei casi, l'esame clinico non evidenzia nessuna lesione o segno evidente. Oltre a questo – pone in evidenza quindi Vaccarezza -, si aggiunga che le cure per far fronte a queste malattie sono di natura elevata, (si parla di somme che vanno dai 20mila a 50mila euro per la malattia in fase cronica: cifre insostenibili per molte donne)”.

“E’ necessario – conclude Vaccarezza- che vengano intraprese azioni mirate a dare un’identità definita a queste malattie, individuando soluzioni utili a restituire salute e dignità alle persone affette da queste patologie”.

Anche dalla maggioranza soddisfazione per quanto stabilito dall'assemblea legislativa regionale: “Secondo uno studio statunitense del 2001, circa il 16% della popolazione femminile di età compresa tra diciotto e sessantaquattro anni, soffre di vulvodinia - dichiara il capogruppo del Partito Democratico Articolo Uno Luca Garibaldi - Una sindrome che si caratterizza per un insieme di sintomi che, in base all’entità del dolore, possono risultare invalidanti al punto da condizionare la vita lavorativa e relazionale delle donne che soffrono di tale disturbo. Per questo abbiamo chiesto alla giunta di attivarsi affinché la vulvodinia e la neuropatia del pudendo, una neuropatia che riguarda il 4 per cento delle donne, anche questa molto dolorosa, siano riconosciute come patologie croniche e invalidanti per le quali siano garantiti appropriati servizi e prestazioni contemplati nei Livelli essenziali di assistenza (LEA)”.

Che la Giunta abbia accolto la mia richiesta e abbia deciso di attivarsi per riconoscere queste patologie come croniche e invalidanti, garantendo l’inserimento nei Lea, è un primo passo verso la direzione giusta” aggiunge Garibaldi ricordando poi quindi le gravose spese che queste persone si trovano costrette a dover affrontare.

“Cifre ritenute insostenibili dalla maggioranza delle pazienti, che spesso per tali ragioni si vedono costrette a rinunciare al diritto alla cura - si legge ancora - Senza contare che in Italia risultano essere ancora pochi gli specialisti che si occupano di vulvodinia, e spesso infatti non sempre viene diagnosticata prontamente ed è trattata in modo improprio. Per questo ci auguriamo che l’impegno preso oggi in consiglio regionale dalla Giunta si trasformi in azione, e al più presto ci sia il riconoscimento di queste patologie come invalidanti e avvenga il loro inserimento nei Lea” chiosa Garibaldi.

Redazione

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