“Respingiamo con fermezza le recenti dichiarazioni del consigliere regionale Paolo Ripamonti, secondo cui la provincia di Savona dovrebbe decidere se rinunciare a 300 megawatt prodotti da un impianto di incenerimento”.
Ad affermarlo è il Coordinamento Valle Bormida Ligure e Piemontese No Inceneritore, che prosegue: “Ridurre la questione a un problema energetico significa ignorare la realtà: un inceneritore non crea sviluppo, non ha filiera produttiva, non genera indotto, produce energia non green e offre pochissima occupazione. Al contrario, provoca inquinamento, deprezzamento degli immobili e un aumento della TARI, perché i costi miliardari di costruzione e gestione vengono scaricati sulle comunità locali”.
“L’esperienza degli inceneritori parla chiaro: tonnellate di rifiuti bruciati che generano fumi che respiriamo e che si accumulano nei nostri polmoni, oltre a tonnellate di scorie e ceneri tossiche (il 25% dei rifiuti trattati). Consumano milioni di metri cubi di metano e oltre un miliardo di litri d’acqua. Questo non è progresso, ma una fabbrica di rifiuti urbani e speciali che, tra l’altro, verrebbero da chilometri di distanza, intasando ulteriormente le nostre strade e penalizzando la politica virtuosa di raccolta differenziata che ha già raggiunto l’80%!”, aggiunge il Coordinamento.
“La Val Bormida ha già pagato un secolo di inquinamento con l’ACNA di Cengio. Non accetteremo un nuovo sacrificio calato dall’alto. Molti Consigli comunali, tra cui anche quello di Cairo Montenotte, hanno già deliberato la contrarietà all’impianto. Chiediamo ai cittadini, alle amministrazioni e alle istituzioni di continuare a respingere compatti un progetto che rappresenterebbe un salto indietro di decenni, sia sul piano ambientale che su quello sociale ed economico. La Val Bormida non vuole essere la pattumiera energetica della Liguria”, concludono.














