La trattativa per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle Farmacie Private è entrata in una fase di scontro aperto. Le organizzazioni sindacali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno respinto con forza la versione di Federfarma, che in una circolare interna attribuiva ai sindacati la responsabilità dell’interruzione dei negoziati.
La replica delle tre sigle, diffusa tramite un comunicato congiunto nei luoghi di lavoro, è stata netta: “Non possiamo accettare ricostruzioni parziali e fuorvianti: la realtà è molto diversa da quella che racconta Federfarma”.
Secondo i sindacati, la tesi di una crisi del settore non regge. Sottolineano infatti che “i dati ufficiali e numerosi studi economici dimostrano che il settore ha retto meglio di molti altri, con margini di redditività sostenibili”. La critica sindacale verte sul mancato riconoscimento del ruolo cruciale svolto dai dipendenti: “Le farmacie sono un presidio sanitario e sociale indispensabile per il Paese e il servizio che si offre nelle farmacie va ben oltre la dispensazione dei farmaci: la professionalità delle farmaciste e dei farmacisti è il primo punto di riferimento per milioni di cittadini in tema di salute, assistenza e prossimità sanitaria”.
La frattura si acuisce sulla proposta economica. I sindacati chiariscono che la loro richiesta di aumento salariale è calibrata sul recupero del potere d'acquisto, definendo la controfferta di Federfarma inaccettabile: “Offrire appena 180 euro non è mediazione: è una provocazione e un chiaro segnale di mancato rispetto verso le lavoratrici e i lavoratori delle farmacie”. Hanno inoltre evidenziato come in altri settori siano stati rinnovati ben 14 contratti nazionali negli ultimi mesi, con aumenti salariali nettamente superiori a quelli proposti.
Le sigle denunciano inoltre la minaccia di ricorrere ad altre rappresentanze sindacali, giudicandola un atto senza precedenti: “Grave e senza precedenti è la minaccia di rivolgersi a non meglio specificate rappresentanze sindacali, probabilmente più disponibili ad assecondare gli interessi delle farmacie che non quelli delle farmaciste e dei farmacisti”. Un'azione che, secondo Filcams, Fisascat e Uiltucs, significherebbe “calpestare la democrazia sindacale, svilire lavoratrici e lavoratori e imporre condizioni peggiorative. È una scelta miope e priva di rispetto per la professione e per il servizio offerto alle cittadine e ai cittadini”.
Il giudizio finale sull'impostazione di Federfarma è durissimo: “Voler imporre un contratto di serie B a chi lavora in farmacia è un atto di arroganza inaudita. Non è risparmiando sul rinnovo contrattuale che si risolve la crisi di vocazione che sta colpendo la professione. Ancora una volta Federfarma dimostra di voler mantenere basso il costo del lavoro, non di tutelare farmaciste e farmacisti, collaboratrici e collaboratori”.
Ribadendo la volontà di un confronto costruttivo, i sindacati hanno richiesto giusti adeguamenti salariali, conciliazione vita-lavoro, riconoscimento della "farmacia dei servizi" e valorizzazione professionale. In conclusione, le tre federazioni hanno annunciato l'invio di una lettera alla presidenza di Federfarma, specificando che si tratta solo del primo atto formale di un piano di mobilitazione. L'unità e la partecipazione dei lavoratori sono indicate come gli strumenti necessari per “respingere i tentativi di svilire la professione e conquistare un contratto che ne rispecchi il valore reale”.














