Un secolo di storia, lavoro e socialità: è dedicato al centenario della nascita del Dopolavoro Ferroviario il nuovo volume di Franco Rebagliati, un’analisi approfondita di una realtà che, a distanza di cento anni, continua a essere parte viva del tessuto sociale italiano.
Il libro sarà presentato martedì 13 gennaio alle ore 17, nello stabilimento Alstom di Vado Ligure (via Tecnomasio 2), alla presenza di Silvano Saba, Site Industrial Director, di Sergio Tortarolo, autore della prefazione, e di numerosi rappresentanti delle categorie economiche e sociali del territorio. L’iniziativa gode del patrocinio di Unione Industriali, Società Savonese di Storia Patria, DLF Nazionale e DLF Torino.
"Il lavoro di Franco Rebagliati è, come sempre, estremamente accurato – sottolinea Eleonora Ponteprino, vicepresidente della Società Savonese di Storia Patria – e racconta la storia del Dopolavoro Ferroviario che molti conoscono, ma non in maniera così approfondita». Nato nel 1925 come Opera Nazionale Dopolavoro, l’istituto aveva l’obiettivo di organizzare il tempo libero dei lavoratori attraverso attività culturali, sportive e ricreative, oltre a offrire agevolazioni e servizi: un vero e proprio luogo di aggregazione sociale. «Il Dopolavoro Ferroviario – ricorda Ponteprino – detiene un primato per importanza e precocità nella sua categoria".
A Savona la sede del Dopolavoro viene inaugurata nel 1926 in via Pia, diventando rapidamente un punto di riferimento per iniziative e attività, tra cui numerose gite organizzate. Particolarmente significativa, nel volume, è la ricostruzione della nascita stessa del concetto di dopolavoro, legata a dinamiche economiche e produttive già presenti negli anni immediatamente successivi alla Prima guerra mondiale.
L’idea prende forma nel 1919 grazie a Mario Giani, ex dirigente della Westinghouse di Vado Ligure, che – ispirandosi ai modelli americani – conia il termine “dopolavoro” e fonda un istituto per diffondere una nuova visione della gestione del tempo libero. Una visione strettamente connessa all’introduzione delle otto ore lavorative e alla necessità di reintegrare le energie dei lavoratori per migliorare efficienza e produttività. Un’anticipazione, di fatto, di quello che oggi definiremmo welfare aziendale e sociale.
"Nel modello elaborato da Giani – spiega Ponteprino – è già evidente l’idea di una razionalizzazione del lavoro che va oltre il luogo di produzione, offrendo servizi capaci di incidere sulla qualità della vita".
Il volume si chiude anche con una nota personale. "Sono figlia di un ferroviere e parte di una lunga generazione legata alle Ferrovie dello Stato – conclude Ponteprino – e per questo sento particolarmente mio questo lavoro. Ringrazio Franco Rebagliati, a nome della Società Savonese di Storia Patria, per questa preziosa analisi storica in occasione di una ricorrenza così importante".















