«Leggo con molta preoccupazione e apprensione delle forti contrapposizioni che si stanno creando in questi giorni in alcuni comuni della provincia di Savona dove si sta discutendo il tema delle concessioni demaniali e della legge regionale che fissa al 40 per cento la quota minima di spiagge libere».
A intervenire nel dibattito è Roberto Arboscello, consigliere del Partito Democratico e vicepresidente del Consiglio regionale della Liguria, che mette in guardia dal rischio di una radicalizzazione delle posizioni, partendo dall’ormai noto dibattito scatenatosi a Spotorno, col rischio di «un’esacerbazione tra posizioni diverse, creando gruppi di ultras a sostegno dell’una o dell’altra», invece di affrontare la questione «in modo lucido e razionale». Un clima che, a suo giudizio, non aiuta a trovare soluzioni equilibrate su un tema complesso e delicato.
Nel merito, il vicepresidente del Consiglio regionale rivendica una linea di equilibrio tra diritti e interessi diversi. «Da sempre, prima da sindaco di un comune costiero e oggi da consigliere regionale, ritengo che non debba esserci contrapposizione tra la garanzia del libero accesso a spiagge e mare, perché bene pubblico, e il legittimo diritto d’impresa e la necessità di fornire servizi in grado di soddisfare le richieste dei turisti». Un equilibrio che, sottolinea, «è realizzabile».
A titolo di esempio Arboscello richiama l’esperienza di Bergeggi, dove è stato sindaco: «È garantito il libero accesso ad alcune delle più belle spiagge della Liguria, così come è possibile godersi la comodità di passare la giornata su una sdraio o sotto l’ombrellone». Un modello che nel tempo ha favorito «la collaborazione tra il Comune e i gestori», con servizi come «vigilanza e pulizia anche sulle spiagge libere, in regime di convenzione».
Guardando al passato, Arboscello non risparmia critiche. «Sul tema delle concessioni sono stati fatti molti errori. Chi, tra le forze politiche, si è per anni eretto a difensore d’ufficio degli imprenditori balneari, promettendo il superamento della Bolkestein o producendo leggi giudicate incostituzionali, ha sbagliato ed è stato il peggior alleato degli stessi». A suo avviso sarebbe stato necessario «un ragionamento organico e condiviso», capace di tutelare chi ha investito una vita nel settore senza sacrificare il diritto al libero accesso al mare.
Da qui la richiesta di una riforma strutturale: «Da tempo sostengo che sia necessaria una riforma complessiva del comparto demaniale, ferma a tempi ormai cambiati». Una riforma che passi anche dalla «revisione dei canoni demaniali, perché chi fa attività economica su un bene pubblico deve pagare il giusto», e da un riordino complessivo del settore che diventi «una priorità per la politica».
Nel suo intervento Arboscello evidenzia anche la solitudine in cui spesso si trovano gli enti locali: «Non si possono lasciare soli i sindaci e le amministrazioni comunali su questo tema». Serve, aggiunge, «una politica coraggiosa anche a livello regionale», capace di non schierarsi per mera ricerca di consenso ma di «lavorare con determinazione a misure che consentano a tutti di potersi godere il nostro mare».
Un appello che guarda anche alle ricadute sociali ed economiche: «Senza mettere in difficoltà persone e famiglie che lavorano e che hanno il diritto di non vedersi sfumare quanto fatto in una vita», e senza dimenticare «chi, più giovane, ha investito risparmi e si è indebitato per decenni e che ora vive nella totale incertezza del futuro». Arboscello conclude assicurando il proprio impegno: «Mi farò interlocutore di amministratori, cittadini e operatori commerciali perché ogni soluzione guardi al bene comune».














