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Attualità | 30 gennaio 2026, 17:50

Spiagge libere, il 40% della “discordia spotornese”: in un numero le interpretazioni della scelta. Ma cosa dice la legge?

Scontro politico tra sindaco e consiglieri regionali ha evidenziato la doppia possibilità: fino al 2027 è una soglia sospesa, ma con concessioni più brevi. Al contrario, fin da ora gare a 20 anni

Spiagge libere, il 40% della “discordia spotornese”: in un numero le interpretazioni della scelta. Ma cosa dice la legge?

Quella che potrebbe sembrare una fredda percentuale statistica è diventata invece il cuore di una battaglia politica e imprenditoriale che a Spotorno deciderà il volto del litorale per i prossimi vent'anni. E' il 40% di spiagge libere o libere attrezzate, cifra indicata dalla legge regionale sulla suddivisione della costa ligure.

Ma da dove nasce questa quota che tanto sta facendo discutere nel mondo balneare spotornese (ma non solo), interpretata in maniera molto stringente dall’Amministrazione comunale che sul tema ha annunciato di non voler negoziare, scatenando la rabbia degli imprenditori del settore? Cifra sulla quale peraltro, durante la serata dedicata al Pud, c’è stata una sorta di tentativo di mediazione da parte dei consiglieri Invernizzi e Vaccarezza.

Il quadro normativo che oggi disciplina le concessioni balneari nasce dall’intreccio tra diritto europeo, legislazione regionale e pianificazione comunale. Il punto di partenza è la Direttiva Bolkestein, che impone agli Stati membri di superare le proroghe automatiche delle concessioni e di assegnarle attraverso procedure ad evidenza pubblica. Pur citando la scarsità del bene, la norma non entra nel merito della quantità di spiagge che devono rimanere libere: stabilisce il “come” assegnare le concessioni, non il “quanto” spazio debba essere riservato alla libera fruizione.

La definizione di queste percentuali, pur essendo il demanio marittimo formalmente di proprietà dello Stato, è di competenza regionale. Lo stabiliscono le leggi con le quali si è proceduto al processo di decentramento amministrativo, avviato dal decreto legislativo 112 del 1998 e rafforzato dalla riforma del Titolo V della Costituzione: materie come turismo e governo del territorio, che incidono direttamente sull’uso delle spiagge, sono infatti attribuite alle Regioni. A loro spetta stabilire gli obiettivi di equilibrio tra concessioni private e aree destinate alla libera fruizione, lasciando poi ai Comuni il compito di tradurre questi indirizzi in una mappa concreta attraverso l’ormai celeberrimo Piano di Utilizzo del Demanio (PUD), che individua fisicamente dove finiscono le concessioni e dove iniziano le spiagge libere.

In Liguria questo indirizzo è contenuto nella legge regionale 13 del 2008, che fissa come l’obiettivo del 40% di litorale libero o libero attrezzato, stabilendo inoltre come il 20% almeno delle spiagge debbano essere completamente libere. Inoltre, nella versione originaria della legge, il mancato rispetto di questa percentuale comportava un divieto molto rigido: i Comuni che non raggiungevano il 40% nel proprio Pud non potevano rilasciare nuove concessioni balneari.

Proprio su questo punto è intervenuta la legge regionale 1 del 2025, nota come “Legge Invernizzi”, che ha introdotto una sospensione temporanea fino al 30 settembre 2027 del divieto legato al mancato raggiungimento del 40%. Fino ad allora i Comuni possono bandire le gare “fotografando” la situazione esistente, anche se il Pud non rispetta ancora la soglia minima e mantenendo i rapporti percentuali già previsti. L'obiettivo dichiarato era non solo quello di consentire ai Comuni di avviare le gare nei tempi richiesti senza essere bloccati da un vincolo considerato, nella fase attuale, tecnicamente e socialmente difficile da rispettare, evitando lo smantellamento improvviso di stabilimenti storici e superando le difficoltà tecniche legate alla redazione o revisione dei Pud e delle gare stesse.

Questa sospensione non equivale però a una cancellazione dell’obiettivo: si tratta bensì di una fase transitoria nella quale i Comuni che usufruiscono della deroga devono comunque indicare nel proprio piano come intendono avvicinarsi progressivamente alla quota del 40% nel medio-lungo periodo, ad esempio attraverso future riorganizzazioni del litorale o interventi di ripascimento che creino nuovi spazi. Lo riporta il Vademecum Anci sul tema, aggiornato nel dicembre 2025, dove viene chiarito il principio della cosiddetta “clausola di convergenza” che rende la sospensione diversa dall'abrogazione della legge 2008 sulla quota minima di spiagge libere.

Sempre secondo il documento redatto dall'associazione dei Comuni con la Regione, dal punto di vista pratico la scelta degli enti comunali incide direttamente sulla durata delle concessioni. Se il Pud non rispetta il 40% e l'Amministrazione si avvale della sospensione introdotta dalla legge regionale, le nuove concessioni rilasciate tramite gara possono avere una durata massima di cinque anni, quando poi, come detto, si dovrebbe procedere all'adeguamento definitivo. Diversamente, se il Pud è conforme al 40%, il Comune rientra nella piena applicazione del quadro normativo ordinario e può concedere titoli di durata molto più lunga, fino a vent'anni, in modo da consentire l’ammortamento di investimenti rilevanti.

In sostanza, oggi la normativa offre due percorsi legittimi: uno più rapido e prudenziale, basato sulla deroga temporanea e su concessioni brevi, e uno strutturale, che richiede un immediato adeguamento del Piano del Demanio ma consente maggiore stabilità nel tempo. Insomma, la scelta fatta dall'Amministrazione spotornese alla quale il sindaco Fiorini ha negato di voler contrattare e dalla quale è nato il dibattito pubblico e politico.

Da un lato c'è la possibilità di utilizzare la fase transitoria per accompagnare gradualmente il cambiamento imposto dall'Europa come hanno fatto altri Comuni e come hanno suggerito i consiglieri Invernizzi e Vaccarezza che hanno garantito il supporto della Regione fino al presidente Bucci. “Il 40% è un obiettivo della Regione ma non un obbligo. Credo sia legittimo che un sindaco decida in tal senso, deve però dire che si tratta di una scelta politica, non farlo passare per un obbligo” ha invece sottolineato l'assessore Ripamonti, ponendo dubbi sui criteri con cui si può assumere una scelta di tale portata, “scegliendo quali stabilimenti cancellare al posto di togliere una porzione ad ognuno”.

Dall'altro c'è invece la scelta, difesa strenuamente dal primo cittadino, di intervenire subito sull'assetto del litorale per allinearsi pienamente all'obiettivo, come è destinato essere a Spotorno: “Siamo pubblici ufficiali, dobbiamo applicare la legge che non si fa coi proclami: se la cambiate scrivendo che la soglia delle spiagge libere va al 10% allora prepareremo un Pud con quel limite”.

In questo turbinio nelle scorse ore, dopo l'ennesimo grido d'allarme del sindaco di Albenga Tomatis che si è fatto portavoce dell'abbandono a cui sono state lasciate le amministrazioni comunali sul tema, è arrivata la mano tesa dell'assessore Scajola che ha garantito assistenza ai Comuni che si troveranno ad affrontare questa fase coi dubbi che la percentuale del 40% di spiagge libere o libere attrezzate da raggiungere pone. L'impressione è che però un nuovo vaso di Pandora, per certi versi, sia stato appena scoperchiato.

Mattia Pastorino

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