Giorno di festa e occasione di preghiera e di riflessione. Mercoledì 11 febbraio si celebra la memoria liturgica della Beata Vergine di Lourdes.
Contestualmente ricorre la XXXIV Giornata mondiale del malato, un momento di particolare attenzione che la Chiesa dedica a chi è bisognoso di cure, ma anche agli operatori della sanità, ai volontari e ai ministri straordinari della comunione.
La Novena è in programma dal 2 al 10 febbraio e la devozione è forte soprattutto da parte dell’Oftal, sempre in prima fila per celebrare nella preghiera e nella comunione fraterna questa ricorrenza che ricorda l’essenza che fa vivere l’associazione.
Ma com’è nata la Giornata Mondiale dedicata ai malati?
Tutto ebbe inizio nel 1991, quando al papa San Giovanni Paolo II venne diagnosticata la malattia del Parkinson. Da quel momento decise di accogliere la sofferenza nella sua vita, producendo diversi scritti e riflessioni nei quali traspare la convinzione che essa possa essere un processo salvifico e di redenzione per mezzo di Cristo, come aveva già indicato nella lettera apostolica Salvifici Doloris del 1984.
Il 13 maggio 1992 lo stesso papa Wojtyla istituì la Giornata mondiale del malato. Così, a partire dall’11 febbraio 1993, la memoria liturgica della Madonna di Lourdes ha assunto anche il carattere di momento speciale di preghiera e condivisione, di offerta della sofferenza.
La festa della B.V. di Lourdes è stata scelta, perché molti pellegrini e visitatori, che si erano recati nella piccola città francese dopo i fatti narrati dalla piccola Bernadette, hanno riferito di essere stati guariti da malattie del corpo e dello spirito per intercessione della Madonna.
Nel 2013 papa Benedetto XVI annunciò la sua rinuncia al ministero petrino proprio nel corso di questo giorno di festa, citando la sua salute in doloroso declino come ragione della sua scelta.
Il tema della Giornata Mondiale del Malato 2026 è: «La compassione del Samaritano, amare portando il dolore dell’altro». Perché ogni istante speso per coloro che soffrono non è mai perso.
Un po’ di storia di Lourdes
11 febbraio 1858. La giovane Bernadette Soubirous raggiunge la grotta di Massabielle, a Lourdes, per raccogliere legna insieme alla sorella e ad un’amica. «Ho visto una signora vestita di bianco. Indossava un abito bianco, un velo bianco, una cintura blu ed una rosa gialla su ogni piede», racconterà. Dopo aver fatto il segno della croce, si unisce a Lei nella recita del Rosario. Seguiranno altre 17 apparizioni nei mesi successivi.
Meta di un forte movimento di fedeli, malati ed associazioni benefiche, il Santuario che sorge sulle rive del fiume Gave de Pau, è uno tra i luoghi di culto più importanti del mondo. Qui la giornata di un pellegrino non può che iniziare dalla Grotta, segnata sul lato sinistro da una sorgente e al centro da un altare. In alto, in una nicchia ogivale, una statua che raffigura l’Immacolata Concezione, appellativo con il quale Maria si rivelò nel dialetto locale a Bernadette «Que soy era Immaculada Councepciou».
A Massabielle, la roccia della grotta ha un forte significato simbolico, perché la grotta che ospita la statua della Vergine Maria, significa protezione, rifugio e solidità per costruire un futuro nuovo. Rappresenta l’abbraccio di Dio, che è la nostra roccia, la fortezza in cui rifugiarci sempre. Senza avere mai studiato, Bernadette lo sapeva istintivamente e diceva: «Era il mio cielo».














