Il TAR della Liguria ha annullato il provvedimento con cui la Regione aveva negato alla società Giambrigne s.r.l. il trasferimento dell’autorizzazione per l’esercizio dell’attività estrattiva della cava Giambrigne, situata nel Comune di Bormida.
La vicenda nasce dalla storia della cava: inizialmente autorizzata a un’altra società, poi trasferita alla Bagnasco Edoardo s.r.l., la cava non ha mai avviato l’attività estrattiva. Successivamente, la ditta Bagnasco è entrata in liquidazione e la cava è stata venduta alla Giambrigne s.r.l., che ha chiesto di subentrare nell’autorizzazione già esistente.
La Regione aveva respinto la richiesta, sostenendo che la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) originaria fosse scaduta, rendendo impossibile il trasferimento dell’autorizzazione. Il TAR, tuttavia, ha chiarito che, trattandosi di un subentro nella stessa autorizzazione già concessa, la scadenza della VIA non impedisce alla società di subentrare.
La domanda della Giambrigne s.r.l. dovrà quindi essere riesaminata dalla Regione alla luce dei principi indicati dal TAR, con l’obbligo di conseguire una nuova VIA prima dell’inizio dell’attività estrattiva.
Il Tribunale ha accolto il ricorso, annullando il rigetto dell’istanza e condannando la Regione Liguria e il Comune di Bormida al pagamento delle spese legali, pari a 2.500 euro ciascuno.
La decisione riapre una questione che preoccupa la popolazione di Bormida, che negli ultimi mesi si era mobilitata con assemblee pubbliche e raccolte di firme, preoccupata per i possibili impatti ambientali e sociali della riapertura della cava. Molti cittadini pensavano di essere al sicuro grazie al no della Regione, ma la sentenza del TAR ha riaperto tutto. "Dopo Pasqua convocherò il Consiglio comunale e vedremo come procedere", commenta il sindaco Daniele Galliano.














