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Politica | 19 maggio 2026, 18:00

Ex Acna di Cengio e termovalorizzatore, confronto in consiglio regionale

Arboscello (Pd) critico sull’idoneità del sito, l'assessore Ripamonti risponde: “Qualsiasi ipotesi di utilizzo delle aree dovrà essere valutata mediante un’analisi di rischio specifica”. E sulla possibile localizzazione: “Valutazioni solo dopo il 30 giugno 2026”

Ex Acna di Cengio e termovalorizzatore, confronto in consiglio regionale

Si è discusso in consiglio regionale anche del futuro dell’area ex Acna di Cengio. Nel corso della seduta odierna, infatti, il consigliere regionale del Partito Democratico Roberto Arboscello ha chiesto alla Giunta se il sito sia adatto come possibile localizzazione dell’insediamento di un impianto di termovalorizzazione, alla luce delle problematiche ambientali ancora irrisolte e delle criticità evidenziate nella nota del CTU del 2022, in particolare per quanto riguarda l’area A2, configuranti la presunta inidoneità a qualsiasi utilizzo.

Il consigliere ha citato nell’interrogazione un documento del febbraio 2022, trasmesso dalla Regione all’avvocatura dello Stato, in cui si afferma che “le attività poste in essere da Eni, per quanto configurate nell’ambito degli interventi di bonifica, non solo hanno lasciato irrisolte molte delle passività che contraddistinguono il sito, ma ne hanno addirittura acuite alcune”. 

A rispondere è stato l’assessore regionale all’Ambiente Paolo Ripamonti, che ha precisato come il documento citato non sia una valutazione amministrativa aggiornata e complessiva nello stato della bonifica, valutazione che compete esclusivamente al Ministero dell’Ambiente e che è ancora in corso. L’assessore ha riportato in aula l’esito positivo delle valutazioni di Arpal sul piano di monitoraggio dell’ambiente e ha detto che, riguardo al profilo di rischio sanitario, “qualsiasi ipotesi di utilizzo delle aree dovrà essere valutata mediante un’analisi di rischio specifica in modo da garantire la tutela della salute, dei lavoratori e della popolazione”. Ripamonti ha precisato che gli interventi di messa in sicurezza non costituiscono una bonifica integrale, ma un sistema di opere e di misure per contenere la contaminazione e interrompere l’esposizione, per cui “la sicurezza è assicurata attraverso il monitoraggio continuo e l’aggiornamento nel tempo delle misure adottate”.

Ripamonti ha spiegato inoltre che valutazioni in merito alla localizzazione di un impianto di termovalorizzazione potranno essere fatte solo dopo il 30 giugno 2026, data in cui scadrà il termine per l’invio di proposte di partenariato pubblico/privato e iniziative private.

Redazione

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