Integrare a fondo l'aspetto sociale e quello sanitario, superare i campanilismi e vincere la sfida culturale del fare rete. È il nocciolo del messaggio lanciato dal Direttore generale di Anci Liguria, Pierluigi Vinai, intervenuto questa mattina a Genova nel corso del forum "G19+2 SANITÀ", organizzato da Telenord presso i Magazzini del Cotone del Porto Antico.
Al centro del dibattito il futuro della sanità territoriale e, in particolare, il ruolo strategico delle Case di Comunità. "Noi liguri abbiamo talvolta una certa chiusura mentale nel cooperare, legati alla logica del 'a casa mia comando io' - ha detto Vinai - Non ce lo possiamo più permettere. L’evoluzione della società ci impone di considerare l'aspetto sociale insieme a quello sanitario: non possono più stare slegati. Se ci ostiniamo a farlo, siamo destinati al fallimento".
Un monito che Vinai rivolge in primis alla classe politica a tutti i livelli, a partire da quella comunale, che deve essere supportata nel comprendere questa svolta epocale. "Le Case di Comunità non sono 'scatole vuote', contenitori privi di sostanza, e non devono essere vissute solo dai malati, ma devono diventare presidi vivi, un punto di riferimento sociale per i cittadini, un luogo dove trovare risposte e consulti semplici, a metà strada tra il sociale e la vocazione sanitaria", ha sottolineato Vinai.
La Liguria vanta già una rete capillare di ambulatori e presidi, ma la sfida del futuro si gioca sulla razionalizzazione. Secondo il Direttore di Anci Liguria, è finito il tempo in cui ogni singolo piccolo ente poteva pretendere il proprio presidio isolato.
In una regione caratterizzata da un forte invecchiamento della popolazione, la parola d'ordine deve essere fare sistema: "Dobbiamo mettere a sistema le forze dei piccoli come dei grandi. In questo modo potremo dare una risposta comunitaria. Se la risposta non sarà comunitaria, la riforma della sanità territoriale avrà fallito, anche se sulla carta fosse perfetta", ha concluso Vinai.














