La mobilitazione della Val Bormida contro il termovalorizzatore punta a coinvolgere anche i Comuni della Riviera. Un passaggio politico e territoriale che segna un possibile allargamento del fronte del “no”. Una dinamica che può essere letta come una sorta di scambio di sostegno tra territori, dopo che nei mesi scorsi l’entroterra si era espresso con fermezza contro il rigassificatore.
L’occasione del confronto è stata la Festa dell’Unità di Savona, dove i sindaci di Carcare e Altare, Rodolfo Mirri e Roberto Briano, hanno portato la posizione delle comunità della Val Bormida, ribadendo la netta contrarietà al progetto e chiedendo un coinvolgimento più ampio del territorio provinciale. Nei mesi scorsi, i 19 primi cittadini della valle hanno espresso alla Regione, attraverso due documenti unitari, il proprio “no” all'impianto.
“La tutela dell’ambiente e della salute pubblica non è una questione locale della Val Bormida, ma una sfida che richiede la solidarietà e il consenso anche dei sindaci della Riviera”, hanno spiegato i due amministratori, sottolineando la necessità di una strategia condivisa.
Nel corso del dibattito è emersa con forza l’idea che il comprensorio abbia già sopportato nel tempo un significativo carico di servitù industriali e ambientali, e che sia arrivato il momento di ripensare il modello di sviluppo verso soluzioni ritenute più sostenibili.
Il messaggio lanciato dal palco della Festa dell’Unità di Savona è stato chiaro: la battaglia contro il termovalorizzatore non deve rimanere confinata alla Val Bormida, ma diventare una vertenza provinciale. Da qui l’appello ai sindaci della Riviera affinché aderiscano alla mobilitazione, riconoscendo – secondo i promotori – la stretta connessione tra l’equilibrio ambientale dell’entroterra e lo sviluppo turistico ed economico della costa.














