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Curiosità | 24 giugno 2026, 14:30

Sette mesi on the road da Alassio al Marocco: il viaggio che ha cambiato Doroti e il suo cane Cecio

Dall'esperienza è nata anche "Strade Libere", una serie televisiva di nove puntate trasmessa da diverse emittenti locali italiane

Sette mesi on the road da Alassio al Marocco: il viaggio che ha cambiato Doroti e il suo cane Cecio

Lasciare una carriera da filmmaker per raccontare il mondo attraverso i propri valori, affrontando anche una malattia autoimmune cronica. È la scelta di Doroti, creatrice del progetto social Dot_travelpic, che per sette mesi ha attraversato il Marocco in camper, percorrendo oltre 10 mila chilometri, in un viaggio che, come racconta lei stessa, è stato «fuori e dentro di me».

Tra i ricordi più intensi c'è un'immagine che ha assunto un valore simbolico. «Secondo alcune leggende, se riesci a vedere l'origine dell'arcobaleno, lì c'è un tesoro nascosto. Io ne ho visti davvero tanti, ma uno non lo dimenticherò mai: nel deserto del Sahara era doppio e sono riuscita a vedere il punto in cui nasceva, l'attaccatura alla terra».

Il viaggio è nato dopo una svolta personale e professionale. Doroti ha deciso di abbandonare il lavoro di regista per dedicarsi a raccontare la natura, gli animali e le persone, una decisione rafforzata dalla scoperta di una sindrome autoimmune cronica. «Il mio corpo è più fragile, ma la motivazione di vivere la vita che voglio è diventata più forte».

Dall'esperienza è nata anche "Strade Libere", una serie televisiva di nove puntate trasmessa da diverse emittenti locali italiane, tra cui Telecupole, Teleuniverso e LaC Tv, oltre a una community social che ha seguito e sostenuto il progetto anche attraverso sponsorizzazioni.

La destinazione non è stata casuale. «Ho scelto il Marocco perché è un Paese vicino a noi umanamente. Milioni di italiani convivono ogni giorno con cittadini marocchini e volevo capire chi fossero davvero, andando oltre i pregiudizi». Un viaggio che, racconta, ha cambiato profondamente il suo sguardo: «Viaggiare distrugge la convinzione che il proprio Paese sia il migliore e che il proprio modo di vivere sia l'unico possibile».

Il Marocco, sottolinea, è una "terra di contrasti", come la definisce anche lo scrittore Tahar Ben Jelloun. Un Paese dove convivono tradizione e modernità, Amazigh e Arabi, città ultramoderne e baraccopoli, montagne innevate e il deserto. «Nel Nord l'atmosfera è più urbana e veloce, mentre nel Sud, dove la presenza Amazigh è più forte, ho trovato un'energia più calma, silenziosa e incredibilmente umana».

Tra gli aspetti che più l'hanno colpita c'è l'accoglienza. «Ho vissuto episodi di gentilezza che non immaginavo: persone che mi hanno ospitata senza chiedere nulla in cambio e mi hanno protetta semplicemente perché ero una viaggiatrice lontana da casa». Nonostante le difficoltà linguistiche, spiega, «quando sei lontano da casa non cerchi una lingua comune, ma trasparenza e autenticità».

Il viaggio le ha permesso di conoscere da vicino la cultura marocchina: dalla cucina, preparata insieme a una donna Amazigh, fino alla vita quotidiana di una famiglia numerosa incontrata dopo aver bucato una ruota nel deserto. «Ho scoperto una famiglia con una mamma, dieci figli e una trentina di nipoti sotto lo stesso tetto».

Doroti racconta anche un Paese ancora legato a ritmi e abitudini lontani da quelli europei: pagamenti prevalentemente in contanti, antichi mestieri, poco internet, case di terra e paglia e «una sensazione di libertà che in Europa oggi sogniamo».

Non manca una riflessione sulle difficoltà economiche. Pur essendo ricco di risorse, il Marocco registra stipendi medi molto bassi. «Con circa 200 euro al mese per molte persone vivere è difficile. È anche per questo che tanti marocchini cercano fortuna all'estero».

Durante il viaggio non ha mai avuto problemi di sicurezza, ma ha vissuto momenti emotivamente complessi legati agli animali. La macellazione della carne davanti ai clienti e il fenomeno del randagismo, soprattutto dei cani, l'hanno profondamente colpita. «È una situazione che meriterebbe attenzione e tutela internazionale», osserva, ricordando anche le preoccupazioni legate alla gestione del fenomeno in vista dei Mondiali del 2035.

Attraversando il Paese lontano dagli itinerari turistici, Doroti ha incontrato scimmie, capre che si arrampicano sugli alberi, dromedari in libertà, laghi turchesi nel Sahara, le gole dell'Alto Atlante, le medine e gli infiniti suk.

Il messaggio che porta a casa è semplice ma profondo: «Viaggiare significa uscire dai pregiudizi, dal razzismo e dalla chiusura mentale. Significa capire che il mondo è molto più grande delle nostre convinzioni». Un'esperienza che, conclude, «non smetterò mai di essere grata di aver vissuto».

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