Non si è fatta attendere la replica di Rete Liguria Bene Comune all'annuncio dell'assessore regionale al Ciclo dei Rifiuti, Giacomo Raul Giampedrone, sull'insediamento della Commissione che dovrà valutare le proposte per il nuovo impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti in Liguria.
Lo fa con una nota durissima, nella quale il movimento ironizza apertamente sui toni istituzionali usati dall'assessore. "Non possiamo che congratularci con l'assessore Giampedrone per la scoperta scientifica dell'anno: ha isolato una nuova particella, la 'trasparenza regionale', dotata di una proprietà mai osservata prima - si legge - È così pura da risultare invisibile a occhio nudo. Invisibile ai territori, che apprendono sempre le decisioni a cose fatte. Invisibile a chi dovrebbe scegliere dove sorgerà l'inceneritore, visto che il 'territorio ancora ignoto' resta ignoto solo a chi ci abita, mai a chi lo ha già scelto in una stanza dentro la Regione".
E' infatti il metodo portato avanti dalla Regione il nucleo della critica: "È il metodo che la nostra rete denuncia dalla sua nascita, in ogni sede istituzionale disponibile: si nomina la Commissione, si fissa la scadenza del bando entro l'autunno, l'affidamento entro l'anno, e solo dopo, forse, se insistiamo abbastanza, si degna qualcuno di informare le comunità coinvolte. Non è partecipazione: è un percorso a tappe forzate travestito da dialogo. Cambiano gli assessori, cambiano le legislature, ma il copione dei progetti calati dall'alto in questa regione resta sempre lo stesso, tale e quale, riga per riga".
Sotto accusa, quindi, le dichiarazioni di Giampedrone dove si parla di "rigore amministrativo e competenze". Anche in questo caso però, secondo Rete Liguria Bene Comune, non sarebbe un rigore ben riposto. Tutt'altro. "Peccato che di rigore ce ne sia parecchio nel blindare la scelta tecnologica, e pochissimo nel rispondere alla domanda che i cittadini continuano a porre inascoltata: cosa uscirà dai camini, e con quali conseguenze sanitarie nei prossimi trent'anni? Su questo, guarda caso, la trasparenza torna a farsi invisibile", scrivono dal movimento.
La questione è poi anche nel merito del ciclo dei rifiuti e la sua gestione: "Invisibile è anche il piano di economia circolare che dovrebbe precedere, non seguire, la scelta di un inceneritore: un piano che ridurrebbe i rifiuti da trattare invece di garantirne il flusso costante a un impianto che, per reggersi economicamente, di rifiuti ne ha bisogno sempre di più, non di meno. Si asseconda con zelo ciò che genera profitto a pochi, e si rende invisibile ciò che dovrebbe garantire un diritto a tutti".
"Come Rete Liguria continueremo a chiedere, con gli strumenti che la legge ci mette a disposizione – accesso civico, osservazioni, mobilitazione nelle sedi istituzionali – che questa trasparenza smetta di essere un'illusione (o farsa) e torni a essere quello che dovrebbe: un obbligo verificabile, non un'invisibilità di comodo" chiosano.














