Un'ape-chiosco, la passione per il caffè e la voglia di cambiare vita.
Manuela Salemme e il suo “InSolito Posto”, con il motto “Your daily break, on wheels”, sono ormai diventati una presenza fissa da un paio di mesi tra Savona, Albisola e Vado. Un ufficio a tre ruote, senza un indirizzo fisso, ma con una caffetteria itinerante che sta conquistando chi ha già avuto modo di apprezzare questa particolare novità.
Com'è nata l'idea di aprire questa curiosa attività?
«Volevo creare qualcosa di un pochino originale che fosse diverso, cambiare la mia vita e portare avanti un progetto che fosse solo mio - ci racconta Manuela, che in passato, oltre a lavorare per 15 anni come vigile del fuoco volontario, ha lavorato durante l’estate in gelaterie e caffetterie - In famiglia, i miei genitori e mio fratello gestivano delle attività e il caffè è una mia passione. Da bambina avevo provato il caffè latte di mia nonna ed è finita, è nato subito un amore».
Prima di accendere l’Ape e sentire il suono della macchina del caffè, però, ha dovuto studiare e frequentare diversi corsi.
«Ho effettuato delle ricerche sui blog che presentavano la caffetteria in modo particolare a Milano e all’estero e mi si è accesa la lampadina: “Perché non portare un’idea nuova a Savona?”. Ci lamentiamo che qua non si fa mai niente e allora ho cercato di capire se potesse funzionare. Bar ce ne sono tanti, perché non portarlo per strada? Ho visto diversi festival e vedevo questi mezzi particolari, qua non li avevo mai visti e da lì è nato tutto - prosegue - C’è voluto molto tempo e il mio progetto vuole rimanere semplice ma in realtà di meccanismi burocratici e ostici le ho trovati. Avere la licenza è facile ma la gestione giornaliera è complicata perché ho scoperto che ogni comune ha i suoi regolamenti e diventa complicato gestire gli orari e le zone interdette. Sono partita l’anno scorso, da gennaio ho preso la decisione e sono riuscita ad aprire a fine giugno. Le istituzioni comunque ti vengono incontro, ho seguito in Camera di Commercio su come fare impresa e mi sono confrontata con le associazioni del settore, trovando persone molto competenti».
Manuela ha preferito iniziare a “fari spenti”, senza puntare inizialmente sulla pubblicità attraverso i social.
«Ho voluto farmi conoscere subito su strada, anche perché per me il contatto diretto, fare due chiacchiere, è il mezzo principale. Ci sta farsi conoscere sui social ma c’è quel filtro che non mi convince».
E come hanno risposto i clienti?
«Sicuramente c’è curiosità. Quante volte abbiamo detto: “Andiamo a prenderci un caffè?”. È una connessione, un modo di stare insieme. Già dopo tre mesi potrei scrivere un diario, ho incontrato infatti una serie di personaggi. Un signore mi aveva detto che avevo uno stop bruciato e mi ha cambiato la lampadina. È un qualcosa di reciproco, è un dare e avere, più di una persona si è fermata a chiacchierare, a chiedermi, curiosi. Ho notato molta partecipazione della gente, come vendite ancora non posso sbilanciarmi, è una fase d’avvio e devo perfezionare alcune cose. Bisogna infatti trovarsi al posto giusto al momento giusto».
Dietro l’Ape-chiosco, però, non c’è soltanto la passione per il caffè. Il progetto nasce anche con un’attenzione particolare al sociale e alla sostenibilità. Si possono apprezzare il classico espresso passando dal Flat White al Matcha Latte, fino al Cold Brew estivo oltre ai dolci e al salato: dai cornetti e croissant al burro, banana bread, muffin e le classiche focacce liguri.
«L’ape è lenta e prima che si sposta ci vuole tempo, la macchina del caffè macina i chicchi e se fai il caffè non monta il latte. Nella mia testa la filosofia di questo progetto è questa: rallentiamo un attimo. Senza stress, senza correre - spiega -. Ho scelto poi delle torrefazioni locali come Giovannacci e la cooperativa di sole donne “Women Coffee Project”. Volevo aettere attenzione alla sostenibilità perchè ad un certo punto della vita ho deciso che volevo lasciare un segno, un impatto positivo che partisse anche dagli ingredienti dei prodotti. Sogni ce ne sono tanti e se riuscirò ad ingrandirmi, vorrei dare una seconda possibilità ad una donna vittima di violenza».
Questa esperienza, nel frattempo, ha già cambiato molto Manuela. Oltre alle tappe a Savona, l’Ape ha iniziato a spingersi anche nei comuni limitrofi.
«Mi sono avventurata fino ad Albisola o a Vado però al momento non sono ancora organizzata per un carrello o per farmi portare in altre destinazioni. Preferisco fermarmi nella mia zona per spostarmi autonomamente - conclude -. Mi ha cambiato il fatto di essermi buttata perché sono sempre stata molto prudente e ora mi ritrovo a guidare l’ape, andare in giro anche in condizioni meteo avverse, in zone anche dove sono da sola. Sono cambiata e diventata molto più chiacchierona, ero infatti timidissima».














