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Cronaca | 04 novembre 2026, 18:33

Violenza sessuale nei confronti di un minorenne, confermata anche in Appello la condanna a 10 anni per Padre Melis

L’inchiesta partita da Finale Ligure. Nel secondo grado di giudizio i giudici hanno accolto le richieste della sostituta procuratrice generale Macciò, che aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado

Violenza sessuale nei confronti di un minorenne, confermata anche in Appello la condanna a 10 anni per Padre Melis

La Corte d'Appello di Genova ha confermato la sentenza di condanna a 10 anni nei confronti di Padre Andrea Melis, il sacerdote condannato con il rito abbreviato in Tribunale a Savona nell'ottobre dello scorso anno per l'accusa di violenze sessuali nei confronti di un minorenne a Finale Ligure, dove esercitava presso la chiesa dei Padri Scolopi di via Brunenghi.

Quest'oggi nel secondo grado di giudizio i giudici hanno così accolto le richieste della sostituta procuratrice generale Maura Macciò, che aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado. Gli avvocati del sacerdote invece, avevano chiesto una riduzione della pena che però non è stata concessa.

Il parroco, difeso dagli avvocati Graziella Delfino e Raffaele Caruso, era accusato di violenza sessuale nei confronti di un minorenne e nel processo davanti al Gip Laura De Dominicis si erano costituite come parti civili l’Associazione Rete L’Abuso, assistita dal legale Luca Battaglieri, l’Associazione No Child Abuse e gli Scolopi di Genova rappresentati dal legale Andrea Sciello.

Gli avvocati difensori avevano prodotto una perizia psichiatrica che era stata accolta dal Gip ma di fatto respinta dal perito che aveva escluso l'incapacità di intendere e di volere. 

Nell'ottobre del 2024 dopo un periodo in carcere a Genova Pontedecimo Melis era tornato agli arresti domiciliari in una residenza protetta in Umbria.

Il fascicolo passato per competenza territoriale da Genova al Tribunale di Savona (per quanto riguarda le violenze che sarebbero state effettuate a Finale Ligure) aveva visto portare il gip a decidere di disporre il carcere in quanto a seguito di una segnalazione dei carabinieri di Genova, l'Istituto dei Padre Scolopi di Chiavari dove il sacerdote era ai domiciliari non sarebbe stata una collocazione idonea perché vicina alle scuole e quindi un luogo "potenzialmente a rischio di reiterazione del reato". Per lui si erano quindi aperte le porte di una comunità umbra.

Lo scorso dicembre 2024 era stato poi svolto l'incidente probatorio e a gennaio erano state concluse le indagini con il rinvio a giudizio. A maggio erano state accolte dal giudice le parti civili e la perizia psichiatrica di parte. A giugno poi era stato conferito l'incarico al perito. 

Melis, appartenente all'ordine dei Padri Scolopi, era stato direttore della scuola elementare della Fondazione Assarotti ed ex coordinatore regionale della Fidae Liguria (Federazione di scuole cattoliche primarie e secondarie, aveva poi presentato le dimissioni nel giugno scorso).

Nel savonese era stato anche parroco della chiesa di Sant'Antonio da Padova a Finale Ligure. E proprio nel finalese le accuse più pesanti: il sacerdote infatti avrebbe abusato di un giovane chierichetto (quando la vittima aveva 12 anni e sino al compimento dei 16).

Le violenze sessuali si sarebbero verificate nella chiesa degli scolopi finalesi, per questo la Gip del Tribunale di Genova si è dichiarata "territorialmente incompetente" con il fascicolo che è stato destinato al Palazzo di Giustizia savonese.

Il parroco era accusato di abusi sessuali ai danni di un ragazzino, che abitualmente svolgeva le mansioni di chierichetto, ed era stato "ricompensato" con soldi, videogiochi, vestiti griffati, sigarette elettroniche. Ma il religioso avrebbe tentato approcci anche con altri sette minorenni, alcuni anche suoi ex alunni della Assarotti, attirati nel suo appartamento sempre con "regalini". Accuse che però sul fronte genovese erano state archiviate.

Nell'ordinanza, la giudice aveva sottolineato come il sacerdote avesse agito sotto "la spinta di impulsi perversi", carpendo la fiducia dei minori "attirandoli a casa sua, vicino le chiese" e facendoli "accedere a tutto ciò che un adulto proibisce".

La sua pericolosità, secondo la giudice, "non è connessa esclusivamente alla sua qualità di sacerdote e di insegnante, da cui è sospeso, ma anche alla sua capacità, acquisita proprio per effetto delle professioni svolte, di avvicinarsi ai minori, di farsi capire dagli stessi, ponendosi come loro amico e complice".

Oltre alla sentenza che aveva confermato in toto la richiesta di condanna della Pm Maddalena Sala, il giudice aveva disposto l’interdizione perpetua dei pubblici uffici oltre da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, da ogni ufficio, servizio, in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori.

Era stata inoltre applicata la misura di sicurezza, dopo l’esecuzione della pena per la durata di cinque anni.

Melis era stato condannato anche al 
risarcimento danni che liquida in via previsionale per 50.000 euro a beneficio della persona offesa (erano già stati versati 20mila euro) oltre alle spese legali e di perizia e alla rifusione dei compensi per la consulenza tecnica di parte.

Era stata liquidata la rifusione dei compensi alla associazioni costituite, No Child Abuse e Rete l’Abuso, riservando ad un separato giudizio la determinazione definitiva del risarcimento del danno.

Redazione

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