Non è nostra abitudine discutere le sentenze, ma non possiamo che guardare con molta preoccupazione all’affossamento dei referendum sulla legge elettorale deciso dalla Corte Costituzionale. In poche settimane oltre un milione di cittadini avevano firmato per eliminare il porcellum: una vergogna che in nessuna vera democrazia sarebbe tollerabile e che a parole nessuno osa difendere.
La sentenza che impedisce ai cittadini di esprimersi direttamente assegna ora ogni decisione a questo Parlamento: il più squalificato nella storia repubblicana. Quello che ieri ha salvato Nicola Cosentino dall’arresto. Quello in cui Berlusconi e Bossi, se vogliono, hanno ancora la forza di dettare legge. Non lo hanno dimostrato solo con il vergognoso voto su Cosentino, ma anche imponendo al governo Monti di eliminare ogni pur timido accenno di patrimoniale o di toccare le frequenze televisive.
Ci associamo alle parole di Nichi Vendola che dichiara: “provo un’immensa amarezza, di fronte a una sentenza della Corte Costituzionale che frustra la strarispante domanda di cambiamento che si era espressa attraverso 1.200.000 firme di cittadini. La legge elettorale va cambiata, perché è apertamente incostituzionale e un intero popolo chiedeva di poterla cambiare. Inoltre, il voto alla Camera su Cosentino è una cosa che mi fa vergognare: è un’ulteriore ombra su un Parlamento privo di legittimazione, la prova che purtroppo in Italia la legge non è uguale per tutti”.
Il Partito democratico ha in questa situazione una immensa responsabilità sulle proprie spalle. Può decidere di muoversi nella stessa logica che aveva ispirato il porcellum, quella della ricerca di un egoistico vantaggio a breve, oppure voltare pagina e lavorare per una legge fatta nell’interesse a lungo termine del popolo e della democrazia italiana.
SEL farà la sua parte, come lo ha fatto nella raccolta delle firme per il referendum.
Per un partito di sinistra, oggi, può esserci una sola stella polare: una legge elettorale che aumenti il potere di scelta e la partecipazione diretta del popolo, invece di limitarle entrambe sempre di più come accade ormai da troppi anni.














