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Cronaca | 14 dicembre 2018, 16:04

Inchiesta sui rifiuti ad Alassio, scena muta di Pizzimbone davanti al giudice, l'imprenditore resta in carcere

Ha risposto alle domande invece l'altro indagato, Mario La Porta

Inchiesta sui rifiuti ad Alassio, scena muta di Pizzimbone davanti al giudice, l'imprenditore resta in carcere

Si è avvalso della facoltà di non rispondere, Pierpaolo Pizzimbone questa mattina all'interrogatorio di garanzia effettuato al Tribunale di Savona davanti al Gip Alessia Ceccardi, ai Pm Massimiliano Bolla e Chiara Venturi e al suo avvocato Giuliana Basso.

L'imprenditore, molto conosciuto anche nell'imperiese per essere stato il titolare della società Ponticelli che gestiva una discarica, fondatore del gruppo Biancamano e vice presidente della Croce d'Oro di Imperia e Cervo, si trova nel carcere di Genova Marassi da mercoledì con l'accusa di di concorso in estorsione aggravata, consumata e tentata insieme al consulente, oggi in pensione Mario La Porta. Quest'ultimo, assistito dall'avvocato Andrea Andrei, si trova in carcere a Sanremo. All'interrogatorio di garanzia, a differenza di Pizzimbone ha risposto alle domande del giudice.

La scelta di Pizzimbone, e del suo legale è molto probabilmente dovuta alla necessità di studiare a fondo gli atti. Si tratta di tre faldoni con documenti di un'indagine approfondita che ha travolto il Comune di Alassio. In un'inchiesta parallela è indagato l'ex Assessore all'Ambiente Rocco Invernizzi.  

“L’attività di indagine - si legge in una nota della Questura di Savona diramata nelle ore successive all'arresto - nata da un esposto, è stata svolta per circa due mesi, ed è culminata nelle settimane scorse nella esecuzione di alcune perquisiz ioni, che hanno consentito il rinvenimento di documentazione considerata utile.Secondo quanto emerso Pizzimbone ha costretto i titolari della società che gestisce il servizio di igiene urbana per il Comune di Alassio a sottoscrivere un contratto di consulenza fittizio con La Porta, in forza del quale le vittime avrebbero dovuto erogare in più riprese agli indagati la somma complessiva di 96 mila euro, senza ricevere alcuna effettiva prestazione; il tutto con la ripetute minacce e pressioni, prospettando di poter pesantemente influenzare le scelte dell’Amministrazione Comunale di Alassio e di cagionare gravi danni all'impresa. Di tale somma sono stati effettivamente consegnati, in un incontro monitorato dalla polizia giudiziaria, 16 mila euro in contanti".

Francesco Li Noce

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