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Savona | 14 aprile 2019, 18:30

Savona e il futuro del Santuario: "Siamo preoccupati, ci vuole un progetto di rilancio"

Il presidente dell'associazione "U.S. Letimbro A.S.D." Ezio Alpino si è soffermato toccando diversi temi riguardanti la frazione savonese

Savona e il futuro del Santuario: "Siamo preoccupati, ci vuole un progetto di rilancio"

Il presidente dell'associazione “U.S. Letimbro A.S.D.” Savona-Santuario si è soffermato con una riflessione sulla situazione della frazione del Santuario di Savona.  

"Avverto una grande preoccupazione tornando su questo argomento, e non mi stanco di ripeterlo, per il futuro del Santuario, una zona periferica che continua a non vedere risposte a tutta una serie di problematiche rispetto ad un percorso che rilanci la nostra valle che continua a essere dimenticata. Ho sempre sostenuto, e lo facciamo con forza tutti i giorni anche come Associazione “U.S. Letimbro A.S.D.”, che la nostra frazione deve ritornare ad essere luogo di attrazione turistica, culturale e religiosa rispetto ad un impegno di tutti volto a favorirne il rilancio. Ad oggi tutto questo continua a essere un miraggio. Allora urgono alcune riflessioni specifiche.

Questa Amministrazione Comunale rispetto a queste tematiche, dopo le grandi enunciazioni di facciata, e dopo tre anni di governo non ha dato una sola soluzione al rilancio delle periferie, tantomeno alla nostra. Basta questo o ci mettiamo in testa che ci vuole un progetto complessivo di rilancio che tocchi alcuni temi fondamentali di cui ha bisogno una comunità per sentirsi partecipe e quindi coinvolta su degli obiettivi concreti volti alla tutela del paesaggio, la cura delle nostre strade di collegamento, il decoro urbano, il sostegno a chi vuole misurarsi facendo impresa e a chi ha scelto di farlo anche da noi, il rapporto e il sostegno alle nostre attività commerciali oggi vitali che rischiano di sentirsi isolate in questo contesto (in questi ultimi tempi altre due hanno deciso di chiudere e altre attività stanno boccheggiando). Perché la frazione rimanga in piedi ci vuole un intreccio sinergico e continuo con queste realtà facendo girare l’economia attraverso impegni concreti. E non ci si venga a dire, con il solito rituale, che mancano le risorse, siamo alla canna del gas o è sempre colpa di chi ha governato prima. Se ci sono i progetti devono uscire anche le risorse. Altrimenti non si va da nessuna parte.

In questo contesto l’altra domanda che mi pongo sempre a cui nessuno vuole dare delle risposte certe, è quale ruolo, in una frazione dal forte impatto di attrazione religioso, vuole giocare la Curia per rilanciare una zona dove la presenza di una delle basiliche più importanti d’Italia può ritornare ad essere un volano turistico dall’enorme potenziale e quindi in modo contestuale economico. I contenuti artistici e religiosi in termini di patrimonio del nostro Santuario devono essere valorizzati molto di più all’esterno e su questo voglio capire quali intenzioni si hanno per dare valore a ciò, alla sua storia e fare diventare un polo di attrazione turistica importante per i pellegrini e per il turismo in generale questo luogo attraverso la messa in campo di iniziative mirate. Il momento di aggregazione e di interesse non può limitarsi solo alla Festa Patronale del 18 Marzo dove hai tre o quattro mila persone ogni volta che partecipano all’evento con la storica processione, e poi si ricade nella solita routine e le presenze sul nostro territorio calano notevolmente giorno dopo giorno. Ci sono momenti in cui sembra di vivere in alcune ore del giorno in un paese fantasma, zona che si rianima leggermente solo in alcune ore della sera con il ritorno dopo il lavoro alle nostre abitazioni. Guardiamo una volta tanto oltre il nostro orticello, anche fuori dalla nostra Provincia, per capire ed imparare come si vive in luoghi dove la presenza di Santuari e aggregazioni di culto importanti, anche inferiori al nostro in termini di patrimonio artistico, fanno accorrere decine di migliaia di persone muovendo il tessuto economico di quei territori e portando valore aggiunto a chi vi lavora giornalmente.

La frase “Rilancio del turismo religioso” che ogni tanto compare sui giornali passa da questa riflessione. Io mi auguro che su questo tema anche il Vescovo, persona che mi è parsa attenta a questi bisogni in alcuni passaggi fatti, si ponga delle domande e possa portare un contributo attivo per smuovere le acque. Saremo anche attenti a capire quale ruolo potrà giocare e quale contributo potrà portare, in questo contesto, il nuovo Rettore del Santuario che si insedierà nelle prossime settimane sul nostro territorio. Credo che anche la Chiesa, se lo volesse, potrebbe avere interesse a fare valorizzare le sue strutture e portarle alla conoscenza esterna. Qui entra in gioco il ruolo stesso delle Opere Sociali nella loro presenza in questa comunità. Allora vengo al punto : per troppe volte è stato annunciato, anche con articoli sui giornali, l’imminente riapertura del Museo del Santuario dove sono custodite opere uniche dal grande valore artistico e di importanza internazionale. Bene : all’oggi le aperture continuano a essere saltuarie, incentrate durante l’evento della Festa Patronale, alla Domenica su appuntamento o in occasione di qualche sporadica manifestazione o evento.

Questo Museo, a mio parere, dovrebbe essere aperto quotidianamente, sette giorni su sette, con una gestione diretta e continuativa delle Opere Sociali o in mancanza di questo, facendo accordi con Cooperative in appalto o quant’altro per permettere a tutti di visitare ciò che il museo propone. Invece siamo ancora all’anno zero dove le promesse rimangono lettera morta e non si intravede una soluzione definitiva. Qualcuno si dovrà prima o poi fare delle domande e darsi delle risposte. Non pensiamo subito al profitto che certamente non sarà immediato ma almeno proviamoci e il ritorno ci sarà anche in termini di immagine. Non esiste che questo problema resti sempre fermo al palo, sono stanco di sostenerlo. Anche su un tema cosi importante è il momento delle scelte rapide e concrete, senza se e senza ma. Il turista o chi ama visitare il patrimonio culturale di un luogo non può trovarsi le porte sbarrate in faccia, mai. Non possiamo sempre lottare contro i mulini a vento. In un periodo dove il patrimonio culturale e artistico del nostro paese trova anche nuova linfa in termini di contributi e vede il continuo crescere di visitatori alle nostre bellezze, noi nel nostro piccolo non siamo in grado di fare conoscere quello che abbiamo di importante.

Cerchiamo di muoverci anche sugli aspetti conoscitivi del Santuario, della sua pubblicità in campo nazionale, ci sono tutti i mezzi per farlo. Cosa si aspetta, e lo dico a tutti gli interessati per l’ennesima volta, a coinvolgere sulle tematiche turistiche per esempio “Costa Crociere” che porta centinaia di migliaia di persone tutti gli anni a Savona per vedere di trovare dei meccanismi i quali permettano di sottoscrivere convenzioni per dirottare nei loro pacchetti itineranti visite guidate al Santuario? O permettiamo che i croceristi vengano coinvolti su altre visite guidate magari saltando anche le opere di Savona città. Il silenzio assordante dell’Amministrazione Comunale su questo tema e le proposte che non arrivano sono emblematici. E tornando alle Opere Sociali, e non solo, è ora di darsi una mossa. La ristrutturazione della Locanda ormai non vedrà più soluzione ma dietro a questa perla è tutto un patrimonio che rischia di essere abbandonato. E noi, abitanti di questa zona, dobbiamo essere più scattanti, propositivi e non chiuderci nel nostro guscio accompagnati solo dal mugugno e dalla critica per una situazione statica che continua a rimanere tale. Il cambiamento dobbiamo determinarlo tutti insieme facendo quadrato e proponendo soluzioni. In questo contesto assumono fondamentale importanza anche le forze artigianali, i diversi artisti che lavorano nella nostra frazione facendoci carico delle idee che possono mettere in campo, a volte anche in modo isolato, ma molto efficaci. Ci deve essere una visione comune delle cose facendo squadra senza cadere in tanto facili quanto inutili egoismi e proponendosi con una visione innovativa sul territorio. Gli stessi commercianti e i ristoratori rimasti, come sottolineavo prima, se hanno dall’esterno, in primis da tutti i soggetti citati, la spinta giusta con scelte oculate per il rilancio della zona, diventano un punto di riferimento in un quadro economico che può riprendere vitalità.

Oggi non possiamo permetterci che qualcuno abbandoni il campo facendo scelte diverse, nel pieno della loro legittimità, solo perché questa zona non offre prospettive concrete. Altrimenti rischia di diventare una catena, una spirale con finalità autodistruttive. Per quanto mi riguarda, con la nostra Associazione, lo dico con chiarezza non vogliamo sostituirci a nessuno perché non è il nostro ruolo ma in questa fase cerchiamo di essere da stimolo, da collegamento con il territorio, dare dei suggerimenti, fare delle proposte mettendo in campo delle idee. Mettiamo tutte le forze intorno a un tavolo di confronto dove tutti i soggetti escano finalmente dal guscio comodo del non fare. La nostra Associazione ha, tra le altre cose, due potenzialità effettive che porta a conoscenza fuori dai suoi confini : la storica squadra di calcio “U.S. Letimbro 1945” protagonista del Campionato dilettantistico di Prima Categoria con un Campo Sportivo finalmente in erba sintetica da alcuni anni e la grande incompiuta delle tribune in attesa di essere completate (lavori iniziati e nuovamente sospesi) grazie alla incapacità e inerzia di chi ci amministra e dall’altro lato la “Compagnia Teatrale Letimbro” ritornata ai suoi antichi splendori con successi importanti di pubblico dove presentiamo le nostre Commedie amatoriali.

Anche qui con la negatività di una struttura Teatrale che non abbiamo più da tempo ormai inagibile e su cui mai si è trovata una soluzione per il ripristino. Ho citato questi due casi per vedere di capire una volta per tutte se ci sono le condizioni concrete per fare si che la frazione del Santuario di Savona riveda la luce di uno sviluppo per il suo rilancio definitivo. Da qui capiremo di chi sono le responsabilità di questa “calma piatta” che continua ad aleggiare sulla nostra comunità giorno dopo giorno. Le potenzialità ci sono, facciamone tesoro. Ora credo che serva uno scatto d’orgoglio, un salto di qualità, una virata concreta da parte di chi oggi è preposto a trovare delle soluzioni, quindi chi amministra, chi gestisce il patrimonio culturale e religioso del Santuario e tutti i soggetti che hanno a cuore le sorti della nostra zona i quali devono scegliere e prendere decisioni. Il continuo non fare continuerà ad avere conseguenze sugli abitanti del Santuario e la domanda che mi ponevo all’inizio relativa alla speranza rischia di rimanere solo uno scritto senza risposta Forse siamo ancora in tempo per rialzarci se ne saremo capaci. Tutto dipende da noi e da chi ci darà una mano a dare una forma alle nostre idee".

Redazione

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