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Cronaca | 19 ottobre 2019, 11:50

Finta rapina al portavalori a Pietra Ligure: ecco come hanno agito i "simulatori" arrestati dai carabinieri

Da subito il racconto del vigilante rapinato è parso lacunoso soprattutto perché non sapeva indicare con precisione i due che lo avrebbero aggredito. E poi, potendo aprire solo alcuni cassetti di cui aveva ottenuto i codici dalla centrale, aveva scelto quelli con più denaro tramite un "trucchetto", fingendo di sbagliare i codici stessi

Finta rapina al portavalori a Pietra Ligure: ecco come hanno agito i "simulatori" arrestati dai carabinieri

Si è svolta quesa mattina, presso la sala rapporto della Compagnia Carabinieri di Albenga, la conferenza stampa (presenti i comandanti delle stazioni dell'Arma di Albenga, del Nucleo Radiomobile, di Loano e di Pietra Ligure) relativa agli arresti avvenuti ieri mattina a Savona, Cengio e Cairo Montenotte, da parte dei Carabinieri: in manette i 3 uomini che hanno simulato la rapina al portavalori della società "La Vigile" lo scorso 12 agosto a Pietra Ligure. Tra di loro c'è lo stesso dipendente della società che trasportava il denaro.

Quel giorno, verso le ore 15.30, il dipendente dell'istituto aveva chiamato il 112 segnalando di essere stato rapinato poco prima da due soggetti, di cui uno armato di pistola, che si erano impossessati della somma di euro 400.000 per poi narcotizzarlo. Subito erano scattate le ricerche dei "presunti" rapinatori, ma senza esito.

Le indagini dei Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Albenga, coordinate dal Sostituto Procuratore Dott.ssa Elisa Milocco, erano iniziate proprio con la ricezione della querela da parte del vigilante che ricostruiva i fatti, riferendo di essersi recato presso il CUP dell'Ospedale di Pietra Ligure a prelevare il danaro e, mentre si trovava in bagno, di essere stato avvicinato da un uomo armato di pistola che dopo averlo disarmato, lo ha minacciato di salire con lui sull'autovettura di servizio per poi recarsi in un parcheggio del supermercato Conad di Loano. Giunti sul posto, ad attenderli c'era un secondo complice: i due avrebbero intimato il dipendente di aprire i cassetti di sicurezza ed in particolare uno dei due presunti rapinatori lo avrebbe costretto, stringendogli la mano dietro al collo. 

Terminato il prelievo di denaro, circa 400.000 euro, l'uomo era stato obbligato a salire sul veicolo dopodiché era stato narcotizzato. A seguire, gli era stata restituita la pistola, che avevano riposto in un cassetto porta oggetti. Dopo aver ripreso i sensi, verso le ore 15, l'uomo aveva attivato l'allarme contattando la centrale e il 112. 

Da subito il racconto del vigilante è parso lacunoso soprattutto perché non sapeva indicare con precisione i due rapinatori e poi perché, potendo aprire solo alcuni cassetti di cui aveva ottenuto i codici dalla centrale, aveva scelto quelli con più denaro. Proprio i dettagli legati ai codici delle cassette di sicurezza si sono rivelati determinanti per le indagini: essi infatti servono proprio a identificare il richiedente al momento dell'accesso, in questo caso la guardia giurata. Nell'istituto in questione, la guardia giurata ha accesso a due sole cassette di sicurezza alla volta nel vano posteriore del veicolo (una Panda van appositamente equipaggiata). Ma il portavalori avrebbe abusato della buona fede della sua centrale operativa fingendo di sbagliare i codici per poter così aprire quattro cassette fingendo di aprirne solo due.

Inoltre, nonostante dichiarasse di essere stato minacciato con un'arma da fuoco e narcotizzato, il portavalori in ospedale risultava stranamente tranquillo e l'esame tossicologico non aveva dato indice di presenza di strane sostanze nel sangue. Tanto che la prognosi assegnata era stata di soli due giorni.

I Carabinieri hanno comunque passato al setaccio tutte le telecamere poste sul tragitto indicato (ore e ore di girato sulla via Aurelia ad agosto nel traffico), trovando interessanti riscontri circa la presenza di una macchina (una Ford Fiesta nera) che aveva effettuato il tragitto seguendo il veicolo dell'istituto. Dalla stessa macchina, notata al momento della rapina proprio all'ospedale S. Corona, era disceso un uomo che si era recato in direzione del CUP pochi secondi prima dell'arrivo del mezzo de "La Vigile". Tramite l'intestatario del veicolo si è giunti all'identità del conducente dell'autovettura che quel giorno, coincidenza, non si era recato a lavorare.

L'esame certosino dei tabulati telefonici (centinaia per incrociare i dati) ha dato conferma della sua presenza nei minuti e nei luoghi indicati ed anche dei contatti con un'altra persona che corrispondeva a quella immortalata mentre scendeva dalla macchina nei pressi del CUP. Anche il tabulato telefonico di questa seconda persona la dava presente nei luoghi della rapina.

Sul coinvolgimento del dipendente della società di vigilanza è anche pesato il fatto che i due "rapinatori" hanno raggiunto l'ospedale pochi secondi prima dell'arrivo del mezzo di servizio, come se sapessero della circostanza pur non avvenendo il prelievo di danaro mai ad un'ora precisa. Ulteriori indagini, con continui servizi di pedinamento, hanno confermato la tesi investigativa: in sostanza i tre si sono messi d'accordo per commettere un furto di danaro ai danni dell'istituto di Vigilanza, simulando una rapina.

I tre uomini, rinchiusi nel carcere di Genova Marassi, lunedì prossimo saranno chiamati a rispondere delle accuse davanti al Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Savona. I due rapinatori, di Savona e Cengio, erano già noti alle forze dell'ordine per piccoli reati di spaccio e contro il patrimonio. Le accuse sono di furto aggravato in concorso e simulazione di reato. I tre rischiano pene molto alte.

L'intervista al Tenente Colonnello Sergio Pizziconi:

Alberto Sgarlato

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