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Cronaca | 21 ottobre 2019, 17:45

Finta rapina al portavalori a Pietra, interrogato Franco Montorsi: prime ammissioni

Oggi il primo interrogatorio davanti al Gip Fiorenza Giorgi, domani sarà la volta della guardia giurata Michele Ciocca e di Pietro Di Sarno

Finta rapina al portavalori a Pietra, interrogato Franco Montorsi: prime ammissioni

La guardia giurata, l'autista e il complice. Michele Ciocca 38 anni, Pietro Di Sarno 29 e Franco Montorsi, 56, sono gli arrestati, autori della finta rapina al portavalori di Pietra Ligure avvenuta nell'agosto scorso e ricostruita dopo un'accurata indagine dai carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Albenga, coordinati dal Sostituto Procuratore Dott.ssa Elisa Milocco.

Questa mattina, Montorsi è stato interrogato dal Gip Fiorenza Giorgi e secondo quanto trapelato ha ammesso i fatti chiamando in causa Di Sarno e Ciocca che verranno ascoltati domani.

Ciocca, dipendente della società "La Vigile" che trasportava il denaro, lo scorso 12 agosto, verso le ore 15.30, aveva chiamato il 112 segnalando di essere stato rapinato poco prima da due soggetti, di cui uno armato di pistola, che si erano impossessati della somma di 400mila euro per poi narcotizzarlo. Subito erano scattate le ricerche dei "presunti" rapinatori, ma senza esito.

Le indagini dei carabinieri erano iniziate proprio con la ricezione della querela da parte del vigilante che ricostruiva i fatti, riferendo di essersi recato presso il CUP dell'Ospedale di Pietra Ligure a prelevare il danaro e, mentre si trovava in bagno, di essere stato avvicinato da un uomo armato di pistola che dopo averlo disarmato, lo ha minacciato di salire con lui sull'autovettura di servizio per poi recarsi in un parcheggio del supermercato Conad di Loano.

Giunti sul posto, ad attenderli c'era un secondo complice: i due avrebbero intimato il dipendente di aprire i cassetti di sicurezza ed in particolare uno dei due presunti rapinatori lo avrebbe costretto, stringendogli la mano dietro al collo. Terminato il prelievo di denaro, circa 400.000 euro, l'uomo era stato obbligato a salire sul veicolo dopodiché era stato narcotizzato. A seguire, gli era stata restituita la pistola, che avevano riposto in un cassetto porta oggetti. Dopo aver ripreso i sensi, verso le ore 15, l'uomo aveva attivato l'allarme contattando la centrale e il 112.

Da subito il racconto di Ciocca è parso lacunoso soprattutto perché non sapeva indicare con precisione i due rapinatori e poi perché, potendo aprire solo alcuni cassetti di cui aveva ottenuto i codici dalla centrale, aveva scelto quelli con più denaro. Proprio i dettagli legati ai codici delle cassette di sicurezza si sono rivelati determinanti per le indagini: essi infatti servono proprio a identificare il richiedente al momento dell'accesso, in questo caso la guardia giurata. Nell'istituto in questione, la guardia giurata ha accesso a due sole cassette di sicurezza alla volta nel vano posteriore del veicolo (una Panda Van appositamente equipaggiata). Ma il portavalori avrebbe abusato della buona fede della sua centrale operativa fingendo di sbagliare i codici per poter così aprire quattro cassette facendo finta di aprirne solo due.

Inoltre, nonostante dichiarasse di essere stato minacciato con un'arma da fuoco e narcotizzato, il portavalori in ospedale risultava stranamente tranquillo e l'esame tossicologico non aveva dato indice di presenza di strane sostanze nel sangue. Tanto che la prognosi assegnata era stata di soli due giorni.

I Carabinieri hanno comunque passato al setaccio tutte le telecamere poste sul tragitto indicato (ore e ore di girato sulla via Aurelia ad agosto nel traffico), trovando interessanti riscontri circa la presenza di una macchina (una Ford Fiesta nera) che aveva effettuato il tragitto seguendo il veicolo dell'istituto. Dalla stessa macchina, notata al momento della rapina proprio all'ospedale S. Corona, era disceso un uomo che si era recato in direzione del CUP pochi secondi prima dell'arrivo del mezzo de "La Vigile".

Tramite l'intestatario del veicolo si è giunti all'identità del conducente dell'autovettura, Montorsi, che quel giorno, coincidenza, non si era recato a lavorare. L'esame certosino dei tabulati telefonici (centinaia per incrociare i dati) ha dato conferma della sua presenza nei minuti e nei luoghi indicati ed anche dei contatti con un'altra persona, Di Sarno (che secondo quanto trapelato, farebbe il barista), che corrispondeva a quella immortalata mentre scendeva dalla macchina nei pressi del CUP. 

Sul coinvolgimento di Ciocca è anche pesato il fatto che i due "rapinatori" hanno raggiunto l'ospedale pochi secondi prima dell'arrivo del mezzo di servizio, come se sapessero della circostanza pur non avvenendo il prelievo di denaro mai ad un'ora precisa.

Ulteriori indagini, con continui servizi di pedinamento, hanno confermato la tesi investigativa: in sostanza i tre si sono messi d'accordo per commettere un furto di danaro ai danni dell'istituto di Vigilanza, simulando una rapina.

I tre uomini, attualmente rinchiusi nel carcere di Genova Marassi sono accusati di furto aggravato in concorso e simulazione di reato. 

Luciano Parodi

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