"Per la nostra economia restano aperti grandi problemi, ma in pochi mesi il nostro atteggiamento si è modificato. Da quella che era una semplice fiduciosa attesa che comunque prima o poi la crisi si sarebbe placata, siamo passati ad avere la sensazione che davvero qualcosa cominci a muoversi nel senso giusto, anche se tra mille difficoltà e qualche sbandamento", lo dice Elisabetta Cappellutto, presidente dei Giovani Industriali per la provincia di Savona intervistata da Savonanews.
"L'economia di questa provincia assomiglia al moto di una tartaruga, lenta e timorosa, pronta a mettere la testa sotto la corazza non appena sente qualche scricchiolio, ma che comunque va avanti, di poco, senza uscire di strada, tra la sorpresa generale. La Liguria è tra le regioni che hanno saputo assorbire meglio i contraccolpi della recessione e la provincia di Savona, in Liguria, è stata quella che più ha limitato i danni, assieme a Genova", dice il presidente.
"Forse-aggiunge- quest'anno dovremo dire grazie al grande malato dell'economia savonese, il turismo, che sembrava agli inizi dell'anno destinato alla disfatta ma che con il movimento di agosto e settembre ha recuperato parte delle perdite, almeno sul piano numerico. Sul settore continua però a pesare come un macigno la bassa redditività delle imprese, che impedisce l'accumulo delle risorse necessarie agli investimenti indispensabili per essere competitivi in un momento che vede esplodere la concorrenza proprio a causa della crisi. Una concorrenza che a volte trova anche un aiuto indiretto nella legislazione italiana, che impone al settore turistico delle aliquote Iva molto più elevate rispetto a quelle dei nostri competitori. In Costa Azzurra il cliente d'albergo paga la metà dell'Iva che si paga nei nostri hotel. E' urgente e necessario rimettere gli imprenditori nelle condizioni di produrre ricchezza".
Il presidente dei giovani industriali poi fa un'analisi più approfondita: "Questo vale per tutto il sistema delle imprese, dalle piccole alle grandi, dall'agricoltura all'industria ai servizi. Serve una riforma fiscale responsabile e qualificata perché per un'azienda non è possibile continuare la propria attività con un sistema fiscale di grande complessità e con un livello di tasse così alto. Ma non è solo un problema delle imprese, perché senza investimenti non si difende l'occupazione. Una buona soluzione potrebbe essere quella di detassare gli utili che vengono reinvestiti, di applicare dei crediti d'imposta alle aziende che fanno innovazione, di ridurre l'Irap, liberalizzare i servizi pubblici, accelerare i pagamenti dovuti alle imprese dalla pubblica amministrazione. L'elenco delle cose da fare è lungo, e di questi tempi e con le casse statali praticamente vuote non possiamo aspettarci troppi regali a fine anno".
La ricetta per combattere la crisi? "E' fondamentale, ovunque sia possibile, mettere in moto le opportunità che ci sono, per sostenere l'economia e l'occupazione, creando anche i presupposti per un nuovo ciclo di sviluppo. Penso all'ampliamento della Centrale Tirreno Power, alle grandi infrastrutture come l'Aurelia bis, l'autostrada della Valle Bormida, alla piattaforma Maersk, ai porticcioli turistici che possono darci quel potenziamento "di rete" indispensabile per la logistica, per l'industria e il turismo. Ma penso anche a quelle grandi operazioni che si possono configurare come una radicale riorganizzazione degli assetti territoriali. Lo spostamento della Piaggio a Villanova d'Albenga aiuterà l'industria a svilupparsi e riqualificherà il fronte mare di Finale Ligure. Lo stesso a Pietra Ligure, con la ristrutturazione delle aree dei cantieri navali. Abbiamo la possibilità di migliorare il territorio senza snaturare l'economia che, da sempre, ha il suo elemento di forza nella sua diversificazione: turismo, portualità, industria. Vocazioni diverse ma indispensabili e complementari".














