Gli albergatori savonesi contestano con decisione la nuova tassa di soggiorno, uno dei pilastri del progetto di federalismo fiscale a cui il governo ha impresso una forte accelerazione dall’inizio dell’anno.
Stando all’ultima ipotesi, la tassa dovrebbe essere introdotta non più solo nei Comuni di maggiori dimensioni o nei capoluoghi di provincia, come nelle formulazioni iniziali, ma in tutti i centri considerati a vocazione turistica secondo la definizione data dalle rispettive Regioni.
Tramontata l’idea di una tassa in misura fissa (si parlava di un importo variabile da 0,5 a 5 euro), ora si sta facendo largo l’ipotesi di un balzello del 5 per cento da calcolare su ogni notte d’albergo che andrebbe poi modulato a seconda della categoria di struttura ricettiva, del periodo dell’anno e della tipologia di clientela (scolaresche, anziani, famiglie). Ma la categoria non ci sta e promette battaglia annunciando già sin d’ora alcune manifestazioni eclatanti di protesta. Anche nella provincia di Savona c’è il rischio di vedere gli alberghi chiusi il 17 marzo.














