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Eventi | 10 aprile 2011, 15:40

Recensioni film: "Non lasciarmi", da un romanzo del giapponese Kazuo Ishiguro

Ottimo cast (la Mulligan su tutti), una colonna sonora perfetta (la canzone “Never let me go” dà il titolo al film) ed una scenografia più che appropriata, nonostante questo, il film appare incompleto

Recensioni film: "Non lasciarmi", da un romanzo del giapponese Kazuo Ishiguro

Kathy (Carey Mulligan), Tommy (Andrew Garfield) e Ruth (Keira Knightley)  sono tre bambini del prestigioso collegio inglese Hailsham, un luogo all’apparenza idilliaco, sebbene le regole da rispettare siano piuttosto ferree. Ma dietro ad una facciata di rigore, si nasconde un’agghiacciante verità: i bambini di Hailsham non sono altro che esseri umani clonati con lo scopo di  fornire organi per i trapianti. Il destino dei tre amici è perciò segnato e nel momento di lasciare la scuola, ogni aspetto della loro vita si complica ulteriormente  perché anche loro, sebbene cloni, provano sentimenti profondi come l’amore, la gelosia e il tradimento .

Inizierei dalla parte migliore del film, ovvero la frase finale di Kathy, la protagonista:
"Penso che non siamo poi cosi diversi dalla gente normale, tutti "completiamo" il nostro ciclo e tutti di fronte alla morte abbiamo la sensazione di non aver vissuto abbastanza”.
La pellicola non è solo l’esplicita critica alla clonazione, né l’implicita denuncia del traffico di organi: “Non lasciarmi” è soprattutto un film sul senso della vita, sulla necessità di ognuno di noi, davanti alla morte, di capire se si è davvero vissuta la propria vita oppure se ci si è “lasciati vivere” da essa.

Detto così, il film , appare come un capolavoro...purtroppo non lo è affatto.
Ottimo cast (la Mulligan su tutti), una colonna sonora perfetta (la canzone “Never let me go” dà il titolo al film) ed una scenografia più che appropriata, nonostante questo, il film, appare come monco. La narrazione degli eventi attraverso le parole di Kathy, inizia dall’infanzia, per proseguire con l’adolescenza e concludersi con la giovinezza dei tre ragazzi destinati ad una morte precoce,  ma la trama non si sviluppa attraverso la concatenazione degli eventi, non procede grazie ad una serie di cause ed effetto, bensì viene semplicemente narrata attraverso sporadici episodi e soprattutto  attraverso il racconto degli stati d’animo della protagonista.
Tra i tre ragazzi, sin dall’infanzia, si innesca il classico triangolo amoroso, ma il grande amore tanto citato, non è mai rappresentato attraverso le immagini. Manca la parte centrale del film; ci si aspetta che da un momento all’altro decolli e invece mantiene un andamento costante.
Se da un lato è da apprezzare la mancanza di vere e proprie "scene madri" e di momenti eccessivamente melensi, dall’altro però non si comprende davvero cosa accade ai personaggi, che appaiono sfocati, tratteggiati e mai approfonditi.
L’dea di partenza è buona e la scelta di uno sviluppo non dinamico (vedi “The Island”) è originale; colpisce la rassegnazione dei ragazzi di Hailsham nell’accettare il proprio destino attraverso la muta consapevolezza di essere stati creati per un fine ben preciso e di non poter pertanto sfuggire ad una fine già scritta.
La scena finale, quando la presa di coscienza di avere un’anima coincide con la fine di ogni speranza per Kathy e Tommy, è emozionante e  punta dritta al cuore, ma quando il film è finito sembra ancora di non aver capito del tutto le azioni e i pensieri dei personaggi.


Selene Coccato

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