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Attualità | 15 maggio 2013, 11:24

Camera commercio Savona: "Turismo: una miniera d’oro che non sappiamo sfruttare"

Sceso il numero di presenze: troppo legati alla stagionalità e poco competitivi per l' offerta turistica

Immagini del convegno

Immagini del convegno

La spesa turistica ha pesato lo scorso anno sul valore aggiunto della Liguria per 5,5 miliardi di euro, che hanno permesso di dare lavoro a 29 mila addetti equivalenti a tempo pieno sul territorio regionale e ad altri 89 mila nel resto dell’Italia. Ad indicare questi “grandi numeri” è il Rapporto 2012 dell’Osservatorio Turistico regionale della Liguria presentato ieri, a Palazzo Lamba Doria, nell’ambito del convegno su “Promo commercializzazione e mercati stranieri: azioni e strumenti per raggiungere nuove destinazioni”.

Tutti gli indicatori confermano che il turismo ligure è in crisi strutturale – ha sottolineato Pasquale - Dobbiamo fare di tutto per evitare che continui a perdere identità e imprese ricettive. Il web ci offre l’opportunità di farci conoscere: dobbiamo utilizzarlo di più e meglio”. “C’è un solo aggettivo – ha aggiunto Amadeo – per definire l’atteggiamento di chi pensa che l’Italia possa fare a meno del turismo: demenziale. Eppure da vent’anni questo pilastro dell’economia nazionale e regionale è lasciato senza una vera programmazione”.

Il Rapporto 2012, considerando i flussi turistici, osserva che tra il 2010 e il 2012 c’è stata una lieve crescita degli arrivi in Liguria, pari al +1%, contro una lieve flessione in Italia (-0,7%); meno confortanti i dati relativi alle presenze, scese nel biennio del 2,2% a livello regionale (una diminuzione da attribuire al solo turismo domestico mentre tiene il turismo straniero) e del 3,6% a livello nazionale, anche a causa della prosecuzione del fenomeno della riduzione della durata media della vacanza. Inoltre, il perdurare della stagionalità dei flussi turistici e un peso elevato del turismo di prossimità (il 70% delle presenze proviene da Piemonte e Lombardia) da un lato tutela da crisi repentine, dall’altro lato alimenta seri dubbi sulla competitività dell’offerta turistica regionale.

Sul fronte dell’offerta ricettiva, troviamo segnali più negativi che positivi. Si registra una crescita più contenuta, tra 2008 e 2011, del numero totale di esercizi (+3,0% contro una media nazionale a +9,6%), con un forte decremento, al loro interno, degli esercizi alberghieri (- 4,6% contro -0,7% medio nazionale) e un decremento piuttosto marcato del numero di posti letto totali (-5,2% regionale contro + 2,0% nazionale), con una dinamica ancor più negativa nel comparto alberghiero (-11,1% contro + 2,3%). Per effetto di questa dinamica la dimensione media scende in Liguria da 46 a 43 letti per esercizio, mentre a livello nazionale sale da 64 a 66.

Il rapporto dedica una specifica riflessione all’utilizzo del web sia da parte delle imprese ricettive che da parte dei turisti. Molti esercizi lo utilizzano come vetrina, visto che il booking on line interessa solo il 53,1% degli esercizi contro il 63,6% medio nazionale ed è utilizzato, nel 2012, dal 18% della clientela. Dalle indagini condotte merita anche di essere segnalata la tuttora scarsa incidenza del turismo internazionale organizzato. La Liguria nel 2012 è venduta dal 9,6% dei 593 Tour Operator internazionali intervistati, in linea rispetto al 2011 (10,1%): nello stesso anno il Lazio è venduto dal 78,2%.

Le conclusioni, dopo un dibattito che ha fatto emergere, da parte degli operatori, tutte le difficoltà del momento, sono state svolte da Angelo Berlangieri, assessore regionale al Turismo.  “Servono norme fiscali nuove per le imprese turistiche, che fissino un tetto alle aliquote, oltre il quale non si può andare: non è possibile – ha affermato – che un albergo sia equiparato per l’Imu ad una seconda casa. Servono norme di semplificazione burocratica che facilitino gli investimenti in strutture. E servono nuove norme in materia di lavoro: quelle che ci sono non vanno bene per il turismo, né per le imprese né per i lavoratori, e devono essere adeguate”.  

r.g.

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