"Non è vero che siamo intransigenti, anzi da parte nostra c'è la massima disponibilità: vengano in ufficio e valuteremo le loro esigenze": questa la replica che arriva dalla mandataria SIAE di Finale Ligure dopo il caso scoppiato lunedì.
La protesta a gran voce di molti esercizi commerciali, con in prima fila i bagni marini di Vado Ligure, sulla nuova divisione delle zone ha fatto molto rumore nel savonese. Al centro delle contestazioni il criterio scelto, che costringe chi lavora a Quiliano o Vado Ligure a recarsi dal 1 giugno nell'ufficio finalese anziché in quello di Savona, con tutti i disagi che ne conseguono in termini di traffico, disagio e tempo perso. Altro caso eclatante riguarda la Valbormida, dove ad esempio un intrattenimento a Cairo va richiesto a Savona, mentre Carcare (che è più vicina di Cairo a Savona) o Millesimo fanno riferimento a Finale.
"La decisione arriva da Roma - spiegano dall'ufficio SIAE di Torino - e come in tutte le aziende la ragione è la ricerca di una riduzione dei costi. La direzione ha accorpato alcune sedi periferiche per razionalizzare le spese di gestione, e questo ovviamente comporta qualche disagio in più". Nel savonese i due casi più evidenti sono le chiusure delle sedi di Cairo Montenotte e di Loano.
In pratica la dinamica sembra più o meno questa: la chiusura di Cairo ha portato a distribuire i comuni valbormidesi tra la sede di Savona e quella di Finale; il maggior carico di lavoro di Savona, che già era aperta tutti i giorni, sarebbe stato compensato spostando qualche altra località (Vado, Quiliano, Bergeggi, Spotorno) proprio sull'ufficio di Finale, che prima apriva solo alcuni giorni la settimana e ora invece è sempre aperto, come quello di Savona.
"Non solo siamo aperti tutti i giorni, ma siamo disponibili a venire incontro ai bagni marini ricevendoli anche in orario di chiusura, su appuntamento" spiegano dall'agenzia di Finale. Alcuni gestori di bagni marini vadesi infatti lunedì avevano "attaccato" la nuova mandataria, tacciandola di scarsa elasticità: mentre l'ufficio di Savona si presta ad un unico rendiconto a fine estate, la direzione finalese, raccontavano, aveva rifiutato il compromesso, pretendendo un incontro mensile. "Sono le normative nazionali ad obbligarci alla chiusura mensile - replicano da Finale - non si può aspettare settembre. Noi però siamo consapevoli delle difficoltà che questo causa agli esercizi commerciali, e siamo più che motivati a trovare una soluzione. Non solo permettiamo loro di venire fuori orario, ma addirittura a volte siamo noi stessi a recarci da loro per portare i permessi e i moduli necessari".
La direzione è gentile, anche se un po' infastidita: "Alcuni dei bagni marini che protestano non hanno mai avuto rapporti con noi, non sappiamo nemmeno che faccia abbiano i proprietari. Prima di scatenare proteste sui media sarebbe meglio che venissero in ufficio a conoscerci o almeno telefonassero: scoprirebbero che siamo più che intenzionati a dar loro una mano".
Resta il problema della distanza e della difficoltà, per un gestore, di affrontare mattine di traffico intenso sull'Aurelia in piena stagione. Per quello, ad oggi, non si intravede soluzione: ma pare che in altre zone d'Italia vada anche peggio ("C'è chi deve spostarsi addirittura di regione", ci racconta un'addetta di un ufficio SIAE di Roma). Mal comune, mezzo gaudio?














