Salvatore è un giovane emigrante senegalese, venuto in Italia in cerca di qualcosa di meglio. E su una spiaggia di Varazze, nella Provincia di Savona, Salvatore cerca di vendermi della merce contraffatta mentre il sottoscritto se ne sta comodo sotto l'ombrellone. "Ehi, capo!" mi dice sorridente. Ma io gli dico che non sono interessato, non voglio comprare niente. Lui insiste. Così gli domando: " Chi te la dà la merce?".
Salvatore, inizialmente, sull'argomento non vuole parlare. Devia la mia domanda ma non se ne va, dice che lo fa perché ha fame. Ma ora insisto io: gli chiedo il nome di chi lo sfrutta, spiegandogli che se è, come lui afferma, un rifugiato politico in Italia, almeno, non dovrebbe morire di fame.
Poi la rivelazione, parziale. Salvatore mi spiega che a Genova un signore gli dà in contovendita della merce. Non conosce la provenienza degli articoli, né il nome di chi incontra la mattina per il ritiro degli articoli e la sera per il corrispettivo.
Poi gli chiedo come fa a vivere in questa situazione, se come rifugiato prende dei soldi dallo Stato. "Niente soldi nel mio campo - spiega -, non so come mai. Altri prendono qualcosa, ma sono altrove. Io ho un letto e un pasto giornaliero. Tutto qua".
Ci salutiamo. A Salvatore auguro di trovare un lavoro serio, legale, onesto. Lui mi sorride ancora, scuote la testa: "Impossibile". E se ne va, verso un altro cliente.













