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Attualità | 26 agosto 2015, 15:30

"L'acqua non si vende": a nulla è servito il referendum del 2011? Domani scatta il presidio permanente contro la privatizzazione

A Savona da domani mattina, giovedì 27 agosto, fino al 9 settembre il Comitato Savonese Acqua Bene Comune terrà un sit in piazza Sisto IV: c'è tempo fino al 30 settembre. A rischio la gestione in 44 Comuni della Provincia

"L'acqua non si vende": a nulla è servito il referendum del 2011? Domani scatta il presidio permanente contro la privatizzazione

Presidio permanente a difesa dell’acqua pubblica. A Savona da domani mattina alle 9, giovedì 27 agosto, fino al 9 settembre il Comitato Savonese Acqua Bene Comune terrà un sit in “per denunciare pubblicamente il tradimento del referendum del giugno 2011, con manifesti, volantini e interventi di personaggi pubblici”.

Infatti dopo il referendum del 2011 nel quale il 54% degli elettori aveva votato contro la privatizzazione del sistema idrico, poco, o praticamente nulla, è cambiato: a distanza di soli due anni a cambiare le carte in tavola è il Decreto Sblocca Italia.

Infatti entro il prossimo 30 settembre, in base all’art. 7 del Decreto Sblocca Italia si deve disporre l’affidamento del servizio ad un gestore unico, pubblico o privato. E questo deve avvenire tramite le Regioni che devono deliberare sugli Ato (gli Ambiti territoriali ottimali). Entro questa scadenza “se non sarà deciso per il consorzio pubblico nei comuni del savonese, per effetto del decreto, tutta la gestione potrebbe finire in mano a IREN - affermano dal Comitato - Noi sosteniamo che nessun de­creto “Sblocca Italia”, nessuna Legge di Stabilità, nessun Decreto Madia sulla Pubblica Amministrazione può costringere un sindaco a privatizzare l’acqua". E’ così a rischio la gestione pubblica dell’acqua da parte dei Comuni e 44 acquedotti pubblici.

Da domani saremo presenti con un presidio permanente h. 24, che avrà l'obiettivo di sconfiggere l'ipotesi concreta di privatizzazione della nostra acqua e del nostro Servizio idrico e affinché si avvii in tempi rapidi un tavolo partecipato per la sua ripubblicizzazione – affermano dal Comitato Savonese Acqua Bene Comune -  Il futuro della gestione del servizio idrico della provincia di Savona è giunto definitivamente ad un bivio dal quale non si può più tornare indietro. Per i sindaci dei 69 comuni savonesi non c’è più tempo e non ci sono più scuse". 

"Il progetto per una gestione pubblica e partecipata del servizio idrico del nostro Comitato, presentato nel 2013, è l’unico che può difendere l’acqua e il Servizio Idrico savonese – continuano dal Comitato - Esso parte da alcuni presupposti: innanzi tutto il referendum del 2011 nel quale la maggioranza delle cittadine e dei cittadini italiani, e anche della nostra provincia, si espressero contro le privatizzazioni e i profitti nella gestione dei servizi pubblici locali; che numerosi comuni tra i quali Savona , Albisola Mariana, Celle, Noli, Pietra Ligure, Quiliano, Rialto, Toirano, Tovo San Giacomo e Vado Ligure hanno votato delibere di consiglio e modificato i propri statuti, definendo l’acqua un bene comune privo di rilevanza economica; che in almeno tre assemblee dei sindaci savonesi sono state votate delibere nelle quali si ribadiva la volontà di una gestione pubblica e partecipata del Servizio Idrico".

"Oggi siamo in attesa di risposte dai sindaci, non solo dei comuni sopra menzionati, ma da tutti i sindaci che hanno vinto le elezioni propagandando il valore dell’Acqua Bene Comune e della gestione pubblica del Servizio Idrico. Chiediamo ai sindaci, alle forze politiche, alle Associazioni, ai Comitati di agire in fretta per trovare la possibilità di un dialogo costruttivo per costituire un tavolo di lavoro partecipato che, partendo dal progetto del Comitato Savonese Acqua Bene Comune individui il percorso più utile per non perdere il nostro diritto all’acqua".

Debora Geido

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