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Cronaca | 20 luglio 2016, 06:55

Albenga, Fabrizio Accame: "Uomo della cosca Raso-Gullace-Albanese"

Indagini e intercettazioni che sostengono l'impianto accusatorio per l'ingauno "l'uomo del boss"

Albenga, Fabrizio Accame: "Uomo della cosca Raso-Gullace-Albanese"

«Fabrizio Accame è un uomo di fiducia di Carmelo Gullace e  consapevole della sua caricatura criminale ha messo a sua disposizione proprie autovetture e simi card intestate a componenti della sua famiglia (come la madre) per scongiurare rischi di intercettazioni». A metterlo nero su bianco è il gip distrettuale di Reggio Calabria Barbara Bennato che ieri, in accoglimento  della richiesta di misura cautelare avanzata dai pm antimafia Giulia Pantano e Roberto Di Palma ha spedito in galera, con la pesantissima accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso.

L’  ex segretario della Margherita ingauna, candidato nella lista civica “Voce alla gente”, a sostegno del sindaco Giorgio Cangiano, per la Dda dello Stretto è un uomo della cosca Raso-Gullace-Albanese che in Liguria, e soprattutto nel savonese, ha diramato i suoi tentacoli.

Tentacoli ben attaccati alla casa natia ossia a Cittanova, nel cuore della Piana di Gioia Tauro, ma che sul finire degli anni Ottanta, a seguito di una delle più cruente faide di ‘ndrangheta, dopo essere stata mandata al “confino” si è re-inventata e ha riprodotto il modello calabrese in Liguria, Piemonte e Lazio.

Ed è infatti in queste tre regioni, oltre la Calabria, che ieri con ‘operazione “Alchimia”  la Dda reggina, guidata dal Procuratore capo Federico Cafiero De Raho e dall’aggiunto Gaetano Paci, ha smantellato le principali cosche operanti su quei territori.

In carcere non sono finiti “solo” presunti esponenti del clan Raso-Gullace-Albanese, ma anche dei Parrello-Gagliostro. In tutto 34 persone state arrestate mentre sei sono finite ai domiciliari. Le accuse sono, a vario titolo, quelle di associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, intestazione fittizia di beni e società.

E tra le quasi duemila pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip Bennato un’ampia parte è dedicata ad Accame. «A  fronte   del  materiale  versato   in atti  il  Giudice  ritiene  sussistente   un  quadro  indiziario sufficiente  in ordine ai reati provvisoriamente  contestati. Le risultanze- è riportato nell’ordinanza-   danno conto di un soggetto che, conscio  della storia criminale  del Gullace e  delle sue matrici ‘ndranghetiste,  aveva  intrapreso  con costui  una "pericolosa"  collaborazione "professionale",    trovandovi   peraltro   un  efficace   sostegno   nei  momenti   di  difficoltà».

Il Gip Bennato parla di una vera e propria  “«devozione  nutrita  nei confronti  del  personaggio  Gullace,    giunta  finanche  ad assicurargli una sorta  di protezione  (ancorché  ammantata  talvolta  da una solo  formale  presa di distanze dalle oscure  origini criminali)  ed una incondizionata  disponibilità  in talune  vicende cd affari, dalle quali  lo stesso Accame  aveva tratto vantaggi  economici,  aveva dunque  assunto  chiari ed    inequivoci    connotati    di    una    compartecipazione     all'organizzazione      criminale    di appartenenza,  ovvero  di consapevole  condivisione  di metodi  inclini dell'organizzazione.    non limitandosi  invero alla sfera personale   di collaborazione  con il "boss",  ma lambendo (al fine di conseguire  gli stessi fini) la sfera di altri sociali che, in determinati  ambiti imprenditoriali.  lo avevano  coadiuvato».  Parole pesantissime quelle degli inquirenti che sulla scorta del materiale accusatorio raccolto dalle Squadre Mobili di Savona e Reggio Calabria hanno formulato nei suoi confronti l’accusa di associazione mafiosa. Che Accame infatti avesse la consapevolezza di avere a che fare con un boss della ‘ndrangheta è lui stesso a dirlo. Come emerge dall’intercettazione dell’undici agosto 2011.

 Accame:”lui è quello che comanda  la Liguria  ed il basso Piemonte ......  è il Padrino              m'ha  detto  no, se mi  serve  li chiamo .. e te la vieni  a prendere  .. e me lo vengo  a prendere    là, ti lascio  la macchina  .. ti lascio  l'Audi.   - perché   lui  va in giro  con la 500”.

Ma non solo c’è un’altra conversazione in cui Accame evidenzia il “suo” presunto rapporto con Gullace.

Accame: "no  no .. figurati   ...   ieri  uno  mi dice ..  ieri  mi  dice ..  "minchia   vai ... li vedo  sempre .. " ... "con  un  Boss  della   'ndrangheta'"    ... gli  ho detto sai cosa  li dico:   "che questi sono  quelli  più  che  ti rispettano   che  quelli  che fanno     i signori   ad Albenga!"   non ha più  dello niente  ... ".

L'indagato  inoltre aveva tratteggiato  lo spessore  criminale di Gullace «anche  in occasione  di un dialogo  con  l'amico   Cantore Massimo,  in  servizio  presso  il Comando   Municipale  di Albenga».

È il 28 febbraio del 2012 le microspie della Polizia registrano tutta la conversazione.

Accame: "ci sono  andato   con una  persona  ..  una persona che conta---  con  quello giusto .. ".

Cantore: "che conta  in che senso?".

Accame:  "molto ..  che   m'hai   visto   un  giorno   e  tu  m'hai   detto:    l'ho   visto   in quell’ufficio e no a Borghetto  .. si .. sono andato   là  e gli ho detto… gli  ho detto dove  devi  andare .. e questo gli  dava  del  voi .. gli  ha dello  sì si vado..l’hai visto? Adesso ci vai e le dici…”.

Di Gullace , Accame ne  parlava anche con la fidanzata.

Accame: “ Non so perché…poi ti dico per me è una brava persona, è che io non ho, quando ho avuto bisogno “lui c’era”, poi…della sua vita fa quello che vuole nel senso…uno cioè…non si fa carico di quello che va fare…” (…) “ lui adesso…m’ha detto…io le ne ho fatte!...ho pagato” ho fatto 15 anni di carcere, ti posso assicurare che non sono…e non ho visto crescere le mie figlie!(…) e mi ha detto…e adesso le voglio vedere…parliamoci chiaro e allora…vedi cioè! Magari in quegli ambienti lì…non esci…mai, però? Qua, comunque lo rispettano tutti…anche perché se non lo rispetti?...io certe volte dico…minchia però c’hanno del fegato, eh? Anche lui…la roba che c’ha lì, non ha niente da perdere(…).

C’è un altro aspetto però che il gip distrettuale contesta all’indagato ossia quello di «aver appreso informazioni dalle Forze dell’Ordine in ordine alla sussistenza di indagini a carico della cosca e le aveva comunicate a Carmelo Gullace»(…) 

«In tal senso  militano – scrive il gip alcune  conversazioni  intercorse  con  Davide Delogu  cl.  1956, ex agente  della Polizia di Stato, .  in  quiescenza,   con  il quale  intratteneva   rapporti,  commentando   operazioni di  polizia giudiziaria  (ad esempio,  l'operazione  "Carioca"  della  Procura della  Repubblica  di Savona)  e gli arresti operati dalla Procura della Repubblica  di Milano (nell'ambito  del procedimento  relativo  ad  un'associazione   a  delinquere   di  stampo  mafioso  finalizzata       all'acquisizione    di appalti  pubblici ed al voto di scambio) e dal quale era stato allertato di non parlare allorché si trovasse  in compagnia  di  Carmelo Gullace,  evidentemente  sottoposto  ad  intercettazione”. 

Per finire, ci sarebbe un  presunto coinvolgimento dell’indagato nella vicenda della sala giochi “ Ca Royale” di Loano. « Il riferimento  a varie dazioni di danaro- chiosa il gip Bennato- provento delle attività      illecite dei gruppo, in uno con la costante disponibilità  manifestata a rendersi strumento  del Gullace anche per attività   meramente   esecutive,   ma  pur   sempre   necessarie   per  il  perseguimento   dci   fini dell'organizzazione,    indipendentemente  dalla prova di una formale iniziazione,  rappresentano univoci   sintomi   di   inserimento    strutturale    nel   sodalizio   e   quindi   di   vera   e   propria partecipazione,  ad un livello minimale, al sodalizio delinquenziale» .

Ed è per questo che il gip ritiene che la condotta posta in essere da Fabrizio Accame consente di «corroborare , sotto il profilo soggettivo,   l’ipotesi accusatoria  formulata in relazione al reato di intestazione  fittizia  della Sala Giochi  “Ca Royale”,  così come aggravato,  perché consapevolmente    funzionale   al   rafforzamento,    oltre   che   della  propria,   della   posizione economica  del vertice dell'associazione   e, conseguentemente,  all'organizzazione   medesima».

 

 

 

 

Dalla nostra corrispondente Angela Panzera

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