La Valbormida comincia a pensare ad un percorso di riqualificazione degli scheletri industriali. O almeno si tratta di qualcuno che, tra gli amministratori, cerca una visione di futuro là dove oggi restano soltanto le vestigia di un passato operoso. Il consigliere comunale Giovanni Moreno, di Cairo Montenotte, ha proposto di "ridare vita agli enormi immobili abbandonati". Per adesso è un'idea, che necessita di confronto, ma è comunque un punto di partenza.
Non è facile immaginare un avvenire per tanti e grossi siti dismessi, ridotti a cimiteri di cemento. Né è facile ipotizzare una rinascita, magari nella filiera della green economy: pur accarezzata da molti, sinora si è rivelata una strada troppo in salita. Senza contare i tentativi annunciati come "cosa fatta" e poi naufragati, uno su tutti l'operazione Toshiba. E senza considerare i pre-accordi, protocolli d'intesa e impegni per le tante situazioni critiche che, transitando in Regione, hanno finito per attraversare dieci anni di storia economica valbormidese, rimanendo lettera morta.
In questo momento c'è la realtà di poli industriali abbandonati, che affliggono un contesto urbano già penalizzato. Ecco che la street art potrebbe metterci una pezza. Spesso l'opinione sull'arte di strada è viziata dalle brutture che si vedono in giro, con gli sgorbi e le scritte di graffitari e writer poco dotati.
Ma ci sono creativi di gran livello, come Andrea Ravo Mattoni. Basta guardare le sue riproduzioni di Caravaggio a Varese o nel parcheggio dell'aeroporto di Malpensa, oppure il recente murale nel ParkinGo dell'aeroporto di Olbia dove ha ridato vita all'opera di un maestro sardo del Cinquecento, fra l'altro rilanciando la memoria storica territoriale. Un talento efficace e significativo. Le possibilità sono infinite, anche quando si tratta di bombolette spray per donare un po' di bellezza all'architettura industriale dimenticata. Un maquillage che, almeno, tocca il cuore.














