L’ex albergo Roma di Finale Ligure è stato protagonista indiscusso dell'ultimo consiglio comunale di Finale Ligure. Messo in vendita per una cifra pari a 2 milioni e 170 mila euro, sicuramente da una parte potrebbe rivelarsi una risorsa preziosa per le casse comunali, ma dall’altra risveglia tutta una serie di perplessità nella minoranza.
La prima a porsi dei dubbi in merito è Simona Simonetti, capogruppo di “Per Finale”, la quale fa presente che attualmente l’ex albergo ospita importanti associazioni come i “Vegi du burgu”, la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori), la Coldiretti e il Centro di Igiene Mentale (CIM). Simonetti vuole sapere se si è già pensato a una nuova destinazione per questi enti.
Le risponde l’assessore ai Lavori Pubblici, Andrea Guzzi: “La possibilità di vendere il Roma era un’opportunità da cogliere, al fine di ridare a un immobile di valore le sue potenzialità turistico/economiche. Ho parlato personalmente di questa possibilità con i Vegi du Burgu, che probabilmente costituiscono la problematica maggiore tra quelle citate, per valutare insieme delle possibili alternative”. Interviene Clara Brichetto, assessore alla Sanità e vicesindaco: “La collocazione del CIM avrebbe dovuto essere al Ruffini, dove già si trovano gli uffici dell’ASL. Stiamo valutando diverse ipotesi, tra cui la sede dell’INPS. Intraprenderemo anche con l’ASL i colloqui non appena dovesse andare importo la vendita dell’immobile”. Queste due precisazioni non soddisfano affatto Simonetti, che conclude dichiarando: “Ho capito che il Comune non ha alcuna idea di dove mettere queste associazioni e questi servizi di pubblica utilità come il CIM. Si tratta di un grave atto di incoscienza”.
Ma quando l’argomento sembra concluso, a ritirare in ballo il Roma dopo pochi minuti è Davide Badano, capogruppo del Movimento 5 Stelle: “Finale, per la sua vocazione turistica e per il prestigio che ricopre in questo settore ha degli affitti in generale troppo elevati, soprattutto per famiglie a basso reddito o mono-reddito. Quindi mi domando: anziché vendere il Roma a oltre 2 milioni di euro, non si poteva utilizzarne parzialmente gli spazi a scopo sociale? Se ne potevano ricavare alloggi di residenza pubblica comunale per casi di gravi situazioni di emergenza abitativa”.
Replica ancora una volta Brichetto: “Il Comune possiede parecchie case e non tutte sono abitate. Attraverso il regolamento recentemente approvato faremo in modo che in futuro la maggior parte di esse sia adibita a scopo sociale. Questo non è semplice: abbiamo stimato che comporterà di sfrattare circa 90 persone, per far posto ad altre che vertono in situazioni di maggiore gravità. Sappiamo già che sarà una scelta impopolare, che comporterà polemiche e levate di scudi, e ce ne assumeremo la responsabilità”.
Brichetto spiega anche che da molti anni si verificano episodi di morosità, che ad oggi i canoni non riscossi dal Comune ammontano a circa 245mila euro e che è già chiaro che il Comune questi soldi non li prenderà mai, dal momento che si tratta in gran parte di persone seguite dai Servizi Sociali, i quali si fanno carico di tutte le spese di queste famiglie. Ma la Brichetto conclude: “Verificheremo se tra queste persone ve ne sia qualcuna in grado di pagarsi un affitto altrove, attraverso accurati accertamenti”.
I conti non tornano a Simonetti, però, la quale dichiara: “Nel 2014 avevo chiesto lo stato di morosità dell’edilizia comunale e mi era stato risposto che, su 465mila euro di introiti previsti, ne mancavano all’appello circa 20mila. Come hanno fatto a moltiplicarsi di dieci volte, fino ad arrivare a 245mila?”.
Replica Guzzi: “Evidentemente i 20mila erano un dato parziale riferito a un preciso periodo di tempo, mentre 245mila è un dato cumulativo aggiornato al 31 luglio di quest’anno”.
La Brichetto prosegue dichiarando: “Dal 2011 a oggi sono state chieste 81 abitazioni da persone che ora sono in lista d’attesa e verranno valutate con tutti i criteri. Tra queste si sono verificate solo sei reali emergenze abitative gravi”.
Badano, pur non volendo accendere la polemica, sottolinea: “Apprezzo il lavoro che si sta facendo sulle piazze, belle e di utilità civica e turistica. Ma a fronte di cifre come 525mila euro per Porta Testa o oltre 900mila per piazza Abbazia, non era meglio dare la precedenza a chi rischia di restare senza un tetto? Questi investimenti si potevano fare dopo”.
Il tema piace anche a Giovanni Ferrari Barusso, di “Finale Sempre”: “L’utilità di questa mozione è quella di invitare il Comune a riflettere su una gestione più oculata del proprio patrimonio immobiliare. Abbiamo infrastrutture di gran pregio, nei centri storici di Finalborgo e di Finalmarina, progettate come un tempo, con ampi vani non facilmente sfruttabili, che oggi si trovano in stato di abbandono e necessitano di costosi interventi. Molti di questi edifici non utilizzati potrebbero essere alienati e i capitali ricavati si potrebbero reinvestire in alloggi nuovi, in buone condizioni e concettualmente più consoni a un utilizzo di edilizia per persone bisognose”.














