Il comune di Albenga ordina a Pinto, titolare di un impianto per il recupero di materiale ferroso in regione Cavallo, di smantellare tutto, trasferirsi da qualche altra parte e provvedere al ripristino dell’area, il tutto entro 90 giorni, per non incorrere in un’ammenda che potrebbe arrivare a 20 mila euro.
Per capire le origini del provvedimento occorre ripercorrere la vicenda spiegata anche nell'ordinanza.
Pinto aveva richiesto nel 2009 un permesso di costruire per l’esecuzione di opere di regimazione e trattamento delle acque meteoriche al servizio dell’impianto per il recupero di rifiuti non pericolosi, permesso concessogli nello stesso periodo, però, all’assunzione di impegno da parte sua di trasferire la sua attività in altro sito compatibile entro 3 anni dalla fine lavori (quelli di regimazione delle acque).
Il documento di fine lavori, in realtà, non è mai stato presentato, sebbene questi siano stati sostanzialmente realizzati, secondo quanto riferito (così come si legge nell’ordinanza di demolizione) nel 2010.
Sostanzialmente, quindi, anche superati i tre anni il comune non ha ne’ chiesto la documentazione di fine lavori ne’ l’adempimento dell’impegno al trasferimento assunto da Pinto, salvo però effettuare un sopralluogo il 5 agosto 2015 arrivato al Servizio Urbanistica e Pianificazione soltanto il 13 settembre 2016, durante il quale, è emerso che l’attività in essere non è compatibile con la zona nella quale si trova oggi perché tali aree rientrano nella fascia di rispetto dei pozzi e si trova in una zona destinata ad uso prevalentemente sportivo.
Ecco dunque l’ordinanza di demolire in primis anche un prefabbricato utilizzato come ufficio risultante abusivo e di ripristinare lo stato originario dei luoghi rimuovendo ogni tipo di materiale e rifiuto ivi depositato.















