Durante un incontro pubblico con le associazioni dei commercianti, svoltosi lunedì 5 giugno presso Palazzo Pietracaprina, un’affermazione di Giancarlo Maritano, medico e candidato Sindaco della lista "In Cammino", ha urtato la sensibilità delle altre due liste in competizione: “Sono sceso in campo perchè non potevo lasciare il paese nelle mani di un elettricista o di un tabaccaio”.
Replica Giancarlo Canepa, candidato sindaco della lista “Borghetto c'è”: "È dall'inizio della campagna elettorale che il Dott. Maritano cerca di screditare la mia persona. Prima ha provato a farmi passare come un remissivo burattino nelle mani di oscuri registi. Poi ha puntato il dito sulla mia mancanza di esperienza amministrativa dall'alto della sua ultima esperienza fatta addirittura nel 1979 quando c'era ancora la tv in bianco e nero... A tutte queste critiche non ho mai risposto se non con i fatti. Con umiltà e passione. Ma non posso esimermi dal prendere una posizione netta e inequivocabile in relazione all'ennesima caduta di stile di Maritano. Raramente mi è capitato di assistere ad un atteggiamento così classista ed irrispettoso nei confronti di persone che come altri con serietà ed umiltà si alzano tutte le mattine rimboccandosi le maniche per andare a lavorare e guadagnarsi con dignità ed orgoglio il loro stipendio. Ci vuole rispetto per tutte le categorie di persone”.
Disappunto anche da parte di Pier Paolo Villa, candidato sindaco della lista “Liberiamo Borghetto”: “A Maritano vorrei dire che, se questi sono gli argomenti che ha da mettere sul tavolo, allora è meglio che si faccia da parte. Non ci sono ricette o farmaci per curare il male che ha fatto ai candidati in primis, e di conseguenza a tutti i cittadini di Borghetto. È stata una dichiarazione di un uomo piccolo, sicuramente laureato, ma al tempo stesso irrispettoso e cattivo dentro. Personalmente ho impostato la campagna sul dialogo, senza offendere nessuno, tantomeno lui che (guarda un po') aveva chiesto proprio al sottoscritto tabaccaio di scendere in campo al suo fianco... Una frase sfortunata, che meriterebbe delle scuse pubbliche, e un po' di vergogna...”.














