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Cronaca | 27 gennaio 2020, 17:15

Rubavano auto e trafficavano documenti falsi: il Pm chiede il rinvio a giudizio per gli arrestati

L'operazione della polizia, nata nel maggio 2017, vedeva al centro l'importazione in Italia di auto di lusso (principalmente Porsche, BMW, Lexus) rubate in Germania, Olanda e Belgio e poi vendute con documenti falsi

Rubavano auto e trafficavano documenti falsi: il Pm chiede il rinvio a giudizio per gli arrestati

Rinvio a giudizio. Questa la richiesta del Pubblico Ministero Massimiliano Bolla nei confronti dei dodici arrestati lo scorso gennaio 2019 per ricettazione, riciclaggio, associazione per delinquere e truffa.

L'operazione della polizia, nata nel maggio 2017 grazie a una segnalazione, vedeva al centro l'importazione in Italia di auto di lusso (principalmente Porsche, BMW, Lexus) rubate in Germania, Olanda e Belgio e poi vendute con documenti falsi.

A capo dell'organizzazione vi era Carino Di Giovanni, 38 anni, nato in Germania e residente a Bordighera, che grazie ai contatti presi dalla moglie (un'amica d'infanzia), Lina Naciviciute, con il sodalizio criminale lituano, avevano dato il via all'organizzazione criminosa.

"Si stava verificando anche la possibilità che l'accusa sfociasse nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina - aveva spiegato la dirigente della squadra mobile Rosalba Garello - delle auto venivano falsificate le targhe, i documenti e il telaio e venivano portate in Italia, da due cittadini lituani che si incontravano in un garage di Imperia, (per i quali è stata fatta richiesta di mandato d'arresto europeo), i mezzi venivano intestati a un prestanome e venivano vendute".

Da lì l'associazione a delinquere, tutti gli arrestati avevano il compito di procacciare clienti, i quali erano consapevoli della provenienza, infatti le auto venivano vendute per una cifra che si attestava intorno ai 30mila euro quando un'auto di quella fattura poteva arrivare a costare circa 80mila euro (individuati due mezzi, una Porsche di colore blu e una Toyota, modello Rav 4).

Il compito della struttura criminale con sede in Italia era quello di predispone documenti falsi per occultare la provenienza illecita dei veicoli rubati e rivenderli, dopo averli nuovamente immatricolati, sul mercato italiano a prezzi vantaggiosi per il cliente e con rilevante profitto per gli indagati.

La struttura criminale aveva sede nel Ponente Ligure ed in particolare in Albenga e in Bordighera e si avvaleva della collaborazione di una agenzia pratiche auto con varie sedi nella Provincia di Savona.

Il gruppo criminale era inoltre dedito alla predisposizione di documenti falsi di varia natura, ed in particolare patenti di guida e passaporti apparentemente provenienti dalla Lituania, che venivano messi in commercio in Italia con rilevanti guadagni.

Le cifre si attestavano dai 4mila ai 6mila euro per i passaporti e 2mila euro per le carte d'identità e questi documenti (all'incirca 100) venivano messi a disposizione di cittadini stranieri.

Il secondo filone d'indagine si è concentrato sull'ampliamento del giro da parte Di Giovanni, il quale si era messo in contatto con un gruppo di criminale sinti che compravano le auto su siti di rivendita, si incontravano davanti a un agenzia di pratiche auto, pagavano con un assegno falso e truffavano i proprietari.

Alla conclusione dell'indagine era circa 42 gli indagati, 25 denunciati (tutti italiani) e 12 gli arrestati.


Luciano Parodi

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