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Attualità | 05 aprile 2020, 10:22

La fiaba della domenica: "Il corvo volato lontano"

In queste giornate di "lotta" contro il virus, una fiaba può essere una preziosa alleata per affrontare un doloroso distacco

La fiaba della domenica: "Il corvo volato lontano"

Nel Bosco profumato viveva felice una famiglia di corvi: papà, mamma e due pulcini, un maschio e una femmina.

I corvi avevano tutto ciò che si poteva desiderare, una casa, un lavoro, cibo a volontà, ma soprattutto avevano l’amore, un profondo legame d’affetto che li legava l’un l’altro.

Non vi era azione che non venisse concordata in famiglia, non vi era momento di gioia o di dolore che non fosse vissuto in famiglia, insieme, così come erano vissute insieme vacanze, feste, gite. Insomma era proprio una famiglia felice.

Inoltre mamma e papà si aiutavano a vicenda nelle faccende domestiche, nel sostegno ai problemi dei figli, nei rapporti con gli insegnanti, in tutto ciò che comporta la responsabilità dei genitori.

In questa condivisione, però, il papà faceva il papà e la mamma la mamma, nel senso che, nel reciproco rispetto e nella reciproca stima, i genitori avevano ben chiara che cosa fornire per l’educazione dei figli.

E i figli? Erano i migliori del mondo! Educati, rispettosi, sapevano stare al loro posto, amando i genitori e aiutandosi l’un l’altro in una positiva complicità fraterna.

Questo stupendo clima di felicità, un giorno però, fu scosso da un terremoto di quelli che distruggono persino le fondamenta delle case, da uno tsunami così tremendo da lasciare senza fiato e da togliere ogni volontà di proseguire il cammino della vita.

Il corvo, una sera, tornando a casa dal lavoro felice e spensierato, pregustando già il tenero abbraccio della moglie e dei figli e con negli occhi e nel cuore già il calorendi casa, sentì un forte e, prima ancora di capire che era uno sparo, e, prima ancora di pensare che fosse rivolto a lui, cadde a terra morto.

In quegli strani presentimenti che contraddistinguono le persone che si amano, a casa i familiari del corvo erano in preda ad uno strano nervosismo, la mamma cercava certamente di tranquillizzare i pulcini che il ritardo, insolito assai, del padre era un fatto possibile e normale, ma non era affatto convincente.

E così fu che seppero……

Parenti e amici, nell’immediatezza, furono vicini alla famiglia, ma poi, pian piano si dileguarono, ognuno immerso negli affari suoi o proteso a fornire frasi di circostanza: “Se avete bisogno…”…”Qualsiasi cosa…”…”Bisogna continuare a vivere…”…

Ma il colpo era stato troppo forte, improvviso, inatteso: i figli avevano sempre vissuto il loro padre come grande e forte, invincibile e fiero! Come poteva non esserci più? Non giocare più con loro? Non fornire più salde parole di conforto? Non dare più loro il bacio della buonanotte?

La moglie, innamorata da sempre, aveva condiviso con il marito ogni attimo della sua esistenza: ora era diviso a metà e una metà non c’era più!

Lei si sforzava ogni giorno di sorridere e di essere positiva per i suoi figli, ma proprio non riusciva nell’intento!

E deperiva, deperiva a vista d’occhio e con lei i suoi figli, tristi, depressi, senza più gioia di vivere.

Tanto la vita sorrideva a tutti loro prima della tragedia, così tanto ora la morte li aveva segnati.

Sembrava quasi che volessero raggiungere il corvo al più presto, per ricomporre l’unione felice di prima!

La situazione era proprio insostenibile, ma a nessuno pareva interessare o, forse, nessuno sapeva come aiutare i tre corvi dispersi nel dolore.

La Provvidenza e la Speranza, però, che mai perdono di vista i buoni di cuore intervennero decisamente e amorevolmente.

Al limitare del Bosco profumato, su un’alta e nodosa quercia secolare, abitava il vecchio Gufo saggio. Egli era stato per anni, anni e anni il grande punto di riferimento per tutti gli animali del bosco.

Gufo saggio curava e guariva il corpo e l’anima degli abitanti del bosco, si occupava di sanare le loro controversie, parlava e consigliava genitori e figli, dava a tutti il consiglio giusto nel momento giusto. Era insomma medico, psicologo, giudice, avvocato, confessore, educatore, era dedito agli altri a tal punto che non si era nemmeno sposato e ora, ormai vecchio e malandato, trascorreva lunghe ore in silenzio, sempre circondato dalla gratitudine e dalla gioia dei giovani, ricco di tutto ciò che aveva donato.

I figli del corvo, ogni giorno, prima e dopo la tragedia, si ricordavano di lui e, con la scusa di fargli la spesa, trascorrevano un po’ del loro tempo con il Gufo, raccontando qualcosa di loro e ascoltandolo parlare.

Una notte Gufo saggio che, come tutte gli anziani dormiva poco, dormì invece molto profondamente e fece un sogno molto particolare: gli apparve il corvo, che lui conosceva bene e stimava molto; il Corvo gli disse di stare bene dove si trovava, ma di essere altresì molto in pena per la sua famiglia. Lui non sapeva come fare per fare sapere ai suoi cari di stare bene e per tranquillizzarli.

Non solo incaricava, quindi, lui, Gufo saggio di informare i suoi cari, ma lo pregava di significare alla moglie e ai figli che più essi vivevano pienamente la loro vita senza lasciarsi andare e più lui, il padre, avrebbe avuto felicità nell’aldilà.

Gufo saggio avrebbe dovuto consegnare alla moglie e ai figli del corvo un fuoco sacro e magico che il Corvo gli donava in sogno e, dopo aver dato il fuoco trasformatore alla famiglia del corvo, il Gufo saggio avrebbe dovuto seguire la famiglia stessa per tutta la vita nella cura amorevole del sacro fuoco.

In altre parole il sogno chiedeva a Gufo saggio di donare la fiamma per la vita della famiglia del Corvo e di prestare attenzione affinché non si spegnesse mai, nel ricordo degli insegnamenti e dell’amore del padre.

Nel sogno Gufo saggio non ebbe esitazioni, accolse subito il nuovo compito, ma era solo un sogno… era semplice scegliere di essere eroe!

Al risveglio, una strana sensazione di inquietudine pervase il vecchio gufo, come se il sogno fatto continuasse al risveglio.

E infatti! Una antica lanterna con una vivida fiamma risplendeva ai piedi del suo letto.

L’immagine in sogno del Corvo era ancora così nitida e le sue parole risuonavano forti nella sua mente: “La fiamma che tu darai alla mia famiglia trasformerà la loro vita e li riporterà alla felicità…”, “…essa produrrà nel loro cuore un calore come se fossi io ad abbracciarli e a condurli nel cammino di speranza per tutta la loro vita…”.

Adesso, stropicciatosi gli occhi e decisamente più sveglio, Gufo si comportò esattamente come in sogno: prese la fiamma, la accarezzò con cura dal vetro della lanterna, se la portò al cuore e si avviò mestamente ma con decisione alla casa dei Corvi.

Giunto alla meta, Gufo saggio spiegò con cura che la fiamma che lui recava gli era stata dal loro padre, il Corvo, e che la loro felicità doveva essere vitale per loro e per il padre che li seguiva dall’aldilà e che, tramite il fuoco li avrebbe guidati nel loro cammino con il calore e con la luce.

Con amore e senza esitazione, per la vita futura dei Corvi, per riempirla di gioia e di serenità, Gufo saggio si sentì di nuovo giovane e utile, non ricordandosi che la sua vera utilità per gli altri derivava proprio dalla sua saggezza e dalla sua esperienza.

Da quel momento la vita dei Corvi cambiò, fu di nuovo felice e serena, ricca di amore e di gratitudine per il padre che aveva dato loro una guida così forte e un segnale così concreto e per Gufo saggio che aveva trasmesso a loro la fiamma del cambiamento, facendoli rinascere alla vita.

I Corvi, infatti, rimasero per tutta la loro vita fedeli al fuoco che il vecchio Gufo aveva loro donato, come regalo sacro e inviolabile, frutto di una volontà superiore che dona sempre speranza al cuore degli afflitti.

Tratto da: "Le fiabe per... affrontare i distacchi della vita (un aiuto per grandi e piccini", di Elvezia Benini e Giancarlo Malombra, collana "Le Comete", Franco Angeli Editore. Con il patrocinio dell'Unicef. 

GLI AUTORI:

Elvezia Benini, psicologa, psicoterapeuta a orientamento junghiano, specialista in sand play therapy, consulente in ambito forense, già giudice onorario presso la Corte d'Appello di Genova. Autrice di numerose pubblicazioni a carattere scientifico.

Cecilia Malombra, psicologa clinica, specializzanda in criminologia e scienze psicoforensi, relatrice in convegni specialistici per operatori forensi e socio-sanitari. Autrice di pubblicazioni a carattere scientifico.

Giancarlo Malombra, giudice onorario presso la Corte d'Appello di Genova sezione minori, già dirigente scolastico, professore di psicologia sociale. Autore di numerose pubblicazioni a carattere scientifico.

Associazione Pietra Filosofale

L’Organizzazione persegue, senza scopo di lucro, finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante l’esercizio, in via esclusiva o principale, delle seguenti attività di interesse generale ex art. 5 del D. Lgs. 117/2017:

d) educazione, istruzione e formazione professionale, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53, e successive modificazioni, nonché le attività culturali di interesse sociale con finalità educativa;

i) organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato e delle attività di interesse generale di cui al presente articolo;

k) organizzazione e gestione di attività turistiche di interesse sociale, culturale o religioso;

In concreto l’associazione, già costituita di fatto dal 27 gennaio 2016 e che ha ideato e avviato il concorso letterario Pietra Filosofale di concerto con l'amministrazione comunale, intende proporsi come soggetto facilitatore, promuovendo e stimolando proposte di cultura, arte e spettacolo sul territorio, organizzazione di eventi culturali e/o festival, ideazione e promozione di iniziative culturali anche in ambito nazionale, costruzione, recupero e gestione di nuovi spazi adibiti a luoghi di Cultura Permanente, anche all’interno di siti oggetto di riqualificazione e/o trasformazione quali ad esempio l’ex Cantiere Navale di Pietra Ligure, come già attuato nel 2018 presso la Biblioteca Civica di Pietra Ligure, ove ha curato un percorso specifico di incontri dedicati alla salute e al benessere attraverso il progetto Il sogno in cantiere": il sogno, in onore e ricordo del cantiere navale che un tempo a Pietra Ligure ha dato vita a tante navi che sono andate nel mondo, vuole ritrovare nel “Cantiere” il luogo di cultura permanente dove poter trascorrere un tempo dedicato al pensiero del cuore, per nutrire l'anima con letture, scrittura creativa, musica, conferenze, mostre.

La “Filosofia dell'associazione” è quella di ridare vita al "Cantiere" in una nuova forma e in un nuovo spazio, ma con lo stesso intento di progettare e costruire "mezzi" speciali, per poter viaggiare con l'immaginazione, strumento di fondamentale importanza per creare spazio e tempo migliori in cui vivere.

L'Associazione vuole favorire l'alchimia di differenti linguaggi, promuovendo spazi di arte, cultura e spettacolo, convogliando le energie nascoste, rintracciando il messaggio archetipico attraverso la narrazione, tentando di recuperare i meandri del proprio Sé, per creare momenti di incontro, scambio e ascolto e per gioire dell'Incanto della Vita. L'aspetto narrativo si è già concretizzato nel 2016 attraverso l'esperito Concorso letterario sulla fiaba; la fiaba è metafora di vita: se il suo linguaggio è ricco e articolato, anche la vita, di conseguenza, sarà ricca e articolata, capace, come per i personaggi delle fiabe, di conservare una nicchia di libertà che faccia considerare l'alterità, l'altro, come un patrimonio da tesaurizzare. L'intento è quindi quello di compiere il “varo” di un “Festivalincantiere” quale contenitore di numerose iniziative, in primis il recupero del concorso letterario sulla fiaba, per poter consentire di viaggiare con l'immaginazione, strumento di fondamentale importanza per creare uno spazio e un tempo migliori in cui vivere e per offrire al Comune l'ampliamento della propria visibilità culturale sia a livello locale sia nazionale e oltre.

«I luoghi hanno un'anima. Il nostro compito è di scoprirla. Esattamente come accade per la persona umana.» scrive James Hillman

La triste verità è che la vera vita dell'uomo è dilacerata da un complesso di inesorabili contrari: giorno e notte, nascita e morte, felicità e sventura, bene e male. Non possiamo neppure essere certi che l'uno prevarrà sull'altro, che il bene sconfiggerà il male, o la gioia si affermerà sul dolore. La vita è un campo di battaglia: così è sempre stata e così sarà sempre: se così non fosse finirebbe la vita. (C.G.Jung, L'uomo e i suoi simboli)

Pedagogia della fiaba

La fiaba è metafora di vita: se il suo linguaggio è ricco e articolato, anche la vita, di conseguenza, sarà ricca e articolata, capace, come per i personaggi delle fiabe, di conservare una nicchia di libertà che faccia considerare l'alterità, l'altro, come un patrimonio da tesaurizzare e non come un competitor o peggio come un diverso stigmatizzabile in minus da omologare coercitivamente.

 

"L'aspetto linguistico così intenso ed evocante contesti e costrutti, spesso caduti nell'oblio, è il necessario contenitore, è la pelle del daimon che consente a ciascuno di riappropriarsi di conoscenza e di dignità, ricordando a tutti e a ognuno che l'ignoranza è la radice di tutti i mali". (Giancarlo Malombra in "Narrazione e luoghi. Per una nuova Intercultura", di Castellani e Malombra, Ed Franco Angeli). 




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